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Perché Berlino è così: ti frega

Scritto da Monica Grasso on . Postato in Diari, Vita da expat

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Guardo una fetta di Berlino dalla finestra della mia stanza. I tigli sul mio viale stanno pian piano iniziando a fiorire, segno di un ostinato inverno che si è rifiutato di lasciarci a tempo debito e i timidi raggi di sole – tanto rari in questa nordica città – cercano di farsi strada tra le nuvole, preannunciando l’arrivo dell’attesa primavera berlinese. Anni fa non mi sarei mai immaginata di poter vivere in una città che può godere di qualche misera settimana degna di essere chiamata estiva, lontana da un italico cielo terso e dal mare a qualche centinaia di chilometri. E invece eccomi ancora qui, dopo due anni, stregata da questa città maledettamente bella.

Perché Berlino è così: ti frega. Tu ci arrivi convinto di passarci solo poco tempo per migliorare il tuo tedesco e vestire per qualche mese i panni del turista perdendoti nelle sue strade raffazzonate, imbattendoti nei suoi fatiscenti palazzi a cui la meglio street-art è riuscita a dare vita e facendoti travolgere dai suoi mille eventi, ammaliato dai sorrisi rapiti a vicini di tram che molto probabilmente, come te, sono solo di passaggio; ed ecco che te ne sei irrimediabilmente e perdutamente innamorato. Berlino è proprio così: quella persona che forse di primo acchito non è male, sì, però niente di che. Ci scambi per caso due parole svogliate e prive di qualsiasi aspettativa e poi tac! senza che tu te ne renda conto sei già pazzo di lei, di quei dettagli a prima vista impercettibili che da lontano non avevi notato ma che ora non puoi fare a meno di amare, di quel suo carattere selvaggio e indomabile, di quelle sue travolgenti vibrazioni e di quel suo riuscire ad essere al contempo caotica ma rilassata, trasgressiva ma accomodante.
E dopo poco tempo eccoti qui, con le tue radici sgorganti di nuova energia ben piantate in suolo teutonico. Il tuo “Frequento un corso di tedesco per tre mesi e torno!” si è trasformato in un “Biglietto di ritorno prenotato? E perché? Ma venite su voi a trovarmi, dai.. io al massimo scendo una settimana per Pasqua!” e ti sei già messo alla forsennata ricerca di un nuovo appartamento da poter finalmente chiamare tuo.

E questa non è solo la mia banale storia, ma quella di tanti altri italiani e non che hanno deciso, forse a causa delle recenti “novità” del nostro Bel Paese, forse perché come me annoiati dalla vita provinciale, di abbandonare l’ingrata patria per salpare verso più promettenti terre. E in effetti Berlino con la sua smisurata offerta culturale, il libero spazio concesso alla sperimentazione, il suo modo di accogliere lo straniero con correttezza concedendogli il giusto tempo per ambientarsi, si presenta come un accogliente porto a cui approdare. Molti guardano alla Germania e in particolar modo a Berlino come la salvezza, il paradiso in cui posti di lavoro gratificanti sono dietro l’angolo così come contratti di lavoro. E così sono in molti a partire con valigia o zaino (a seconda che siano artisti o hipsters) stracolmi di sogni che, se non soppesati con la giusta cautela, rischiano di infrangersi dopo poco tempo. Perché è certo vero che la Germania offre un’ottima qualità di vita, un costo della vita più che accettabile, sicurezza sociale e risorse che in Italia possiamo solo sognarci, però trovare il lavoro dei sogni qui non è certo una passeggiata.

Ingegneri e programmatori sono le figure al momento più ricercate, mentre per architetti, graphic designer, traduttori ed organizzatori di eventi la strada è purtroppo in salita essendoci un vero e proprio sovraffollamento, per non parlare poi degli autoproclamati artisti di cui la città registra un imbarazzante esubero. La Germania è un paese di gran lunga più selettivo rispetto all’Italia. Molti non ce la fanno, ma se si parte con la giusta determinazione questo paese può offrire molto e non solo ai pochi fortunati, ma anche a quelle persone tenaci e meritevoli che hanno deciso di non demordere e proseguire nella forsennata ricerca del lavoro della loro vita.
La mia intenzione quindi non è certo quella di essere disfattista, ma nemmeno esageratamente incoraggiante: bisogna guardare in faccia la realtà se si prende veramente in considerazione l’idea di trasferirsi in un’altra città e trasferirsi a Berlino specialmente all’inizio può risultare difficile, soprattutto se non si dispone dei giusti contatti e il tedesco non lo si mastica per niente.

Ecco quindi alcuni consigli, basati sulla mia personale esperienza e su quella dei miei conoscenti, che vorrei dare ai Neu-Berliner:
frequentate fin da subito un corso di tedesco: nonostante nella maggior parte delle aziende regni un clima internazionale e si faccia quindi largo uso dell’inglese, una buona conoscenza del tedesco rappresenta sempre un valore aggiunto per il vostro curriculum. Anche per lavorare semplicemente in un ristorante, una base di tedesco è infatti sempre richiesta. Un corso di tedesco è perciò un ottimo investimento e le scuole per stranieri a prezzi accessibili qui di sicuro non mancano.

fate un tour di ristoranti e bar: appena arrivati – si sa – a meno che non siate stati assunti già dall’Italia, trovare il lavoro per cui avete studiato e investito non è cosa immediata. Addentratevi quindi nelle stradine berlinesi, lanciatevi nei quartieri più frequentati e buttatevi a capofitto in un vero e proprio tour di bar e ristoranti per proporvi come camerieri (se un minimo di tedesco lo masticate), baristi, lavapiatti o cuochi. Il flusso di personale è continuo e in ogni quartiere non mancano certo i ristoranti italiani – sedicenti o meno, questo non mi è dato dirlo – in cui entrare e proporsi per una delle succitate figure. All’inizio è una valida forma di guadagno e aiuta a farvi le ossa in questa folle e tumultuosa città, lo dico per esperienza.

procuratevi tutti i documenti e certificati necessari: ciò di cui il nuovo arrivato dovrà tenere conto fin dall’inizio è l’infinito iter burocratico tra moduli, formulari, contratti, carte e scartoffie che dovrà affrontare. Tra questi i più importanti sono l’Anmeldung (la registrazione di domicilio, per la vostra rintracciabilità sul suolo nazionale), la Freizügigkeitbescheinigung (una carta di libera circolazione europea), la Lohnsteuerkarte (corrispondente grosso modo al nostro codice fiscale) e la Rote Karte qualora vogliate lavorare in bar e ristoranti la lista di altri documenti e certificati per affittare casa e quant’altro è poi infinita.

preparate un curriculum vitae e una lettera di motivazione impeccabili: quando mandate un curriculum siate precisi. Scrivetelo bene, ordinato, senza errori non solo grammaticali, ma anche di layout. La carta deve essere perfetta, l’ordine dei fogli anche e lo stesso vale per la documentazione di tutti i certificati che dimostrano le vostre qualificazioni. La lettera di motivazione deve essere realizzata ad hoc per la posizione di lavoro ricercata, deve riportare il nome completo dell’azienda a cui vi rivolgete e deve includere una foto professionale, non la solita immagine sgranata o una simpatica foto di voi in vacanza che sorridete con un succulento cocco tra le mani (tengo a precisarlo perché sono cose che purtroppo ancora succedono). Consiglio di far tradurre il vostro cv a un amico madrelingua e se avete un conoscente fotografo approfittate della sua magnanimità per farvi scattare qualche foto professionale a basso costo. So che può sembrare ridicolo, ma tutto questo ha una grande importanza qui. Quindi sì, alle volte la candidatura qui può rappresentare un grande investimento in termini di tempo e denaro.

non fatevi cogliere impreparati: una volta ottenuto il tanto agognato colloquio di lavoro, sarà vostra premura studiare nel dettaglio le informazioni relative all’azienda alla quale vi siete proposti e non farvi cogliere impreparati. Siate pronti a switchare improvvisamente dal tedesco all’inglese, essendo la conoscenza di quest’ultimo un imperativo per quasi tutti gli ambienti lavorativi.

effettuate uno stage: una possibilità largamente sfruttata è quella del Praktikum, ovvero lo stage. Benché molti di essi siano pagati piuttosto male (da quel che mi è dato sapere si arriva ad un massimo di 600 € mensili, che però – visti gli attuali stipendi italiani – sputaci sopra!), possono risultare molto validi per arricchire il proprio curriculum e sono un ottimo pretesto per fare un assaggio del mondo lavorativo a Berlino, impratichirsi con la lingua e soprattutto per creare quei contatti che in futuro potranno portare a un contratto a tempo pieno, magari proprio all’interno della stessa azienda.

Quanto sopra elencato è, a mio avviso, il vademecum-base per il nuovo tedesco e/o berlinese di adozione. Ovviamente sono molti altri gli aspetti da non sottovalutare, però credo che come inizio per addentrarsi nella frenetica giungla che è questa metropoli, possa bastare.

Che dire ancora? Beh, provate, provate, provate, sbattete la testa, rialzatevi e provate ancora.
Le delusioni come i colpi di fortuna sono sempre dietro l’angolo, ma essendo la Germania un Paese in cui prevalgono la meritocrazia e una bassa dose di maschilismo (ho detto bassa, non assente!), quello che mi sento di dire è di non scoraggiarsi, essere sicuri di avere carte e scartoffie in regola e perseverare nella tenace ricerca del lavoro dei nostri sogni.
Qui, come in molte altre città all’estero, il ventaglio di possibilità offerte è – per fortuna e purtroppo – molto più ampio rispetto all’Italia. E come mi piace pensare, Berlino è una città magica, a misura di sognatore… e per quelli di noi che ancora non si sono stancati di esserlo ha sempre qualcosa di inatteso in serbo.

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