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Contrattare e conquistare

Scritto da Michele Carrieri on . Postato in Diari, Vita da expat

marcopolo

El Rastro (Madrid – 1271 d.C.)
«Avevo solo 17 anni quando partii con mio padre Niccolò e mio zio Matteo. Il nostro compito era consegnare una lettera che sua Eccellenza, Papa Gregorio X, aveva scritto ad un Signore potentissimo, padrone di terre lontane e sterminate. Preparammo viveri ed acqua abbondante, studiammo le mappe fino ad allora conosciute, sellammo i cavalli migliori e più robusti.  Il viaggio sarebbe stato lungo e tortuoso, l’ignoto ci aspettava. Ma noi, la famiglia Polo, eravamo abituati a raggiungere terre lontane. Per primi».

Dopo aver dormito a Madrid un paio di notti, sono sempre più convinto che non si possa conoscere una città se non si conosce il suo mercato.
Marco Polo percorse le strade sconosciute dell’Anatolia, parlò le lingue millenarie degli armeni, assaggiando sapori sconosciuti in città invisibili, misto di dolce e salato, bevendo l’acqua salmastra del Tigri, l’amaro della sabbia del Gobi tra le gengive e le labbra arse dal sole, 40 giorni nel Pamir sconfinato, le chiare notti trascorse abbracciando stelle riflesse nel Fiume Giallo. Quasi 4 anni di emozioni, ogni città incontrata un mercato in cui contrattare, uno sguardo in cui perdersi per capirne le intenzioni, i movimenti ora veloci, ora lenti delle mani dei mercanti. Le urla di chi vende promesse, le orecchie tese per il sibilo dei venditori di sogni. Tutti vogliono ottenere qualcosa, anche chi non ha nulla da chiedere, soprattutto chi non ha nulla da offrire. Il mercato è il regno della contrattazione, dove tutti possono diventare Re, Principesse, ladri… assassini. Ti fai guidare dalle voci assordanti o dai profumi più sensuali, dai suoni melodici o dai silenzi riflessivi, dalla pioggia che ti coglie di sorpresa e ti indica un’entrata sconosciuta dove ripararti.

Uno sguardo ammaliante che ti ipnotizza, la stretta di mano che ti pugnala alle spalle. Il mercato è un mondo a sé, per chi ama le diversità, per chi ama la confusione, per chi è pronto a sellare il proprio cavallo.

Chi ha la fortuna di trovarsi a Madrid la domenica, o in un giorno festivo, non può non vivere “El Rastro” famoso mercato madrileno, una storia di 400 anni nel barrio de la Latina e barrio de Embajadores.
In questi quartieri si trovava il mattatoio e diversi laboratori che trattavano le pelli e le carni animali. Durante il loro trasporto  un’intensa striscia di sangue macchiava le strade della città spagnola. Da qui il nome del famoso mercadillo. Possiamo incontrare di tutto, vecchi chiodi arrugginiti, elmetti tedeschi, l’ultimo numero de “El mundo” del 1982, eroici venditori ambulanti.
Musiche gitane ci accompagnano tra le 9:00 e le 15:00, orari in cui si può tentare di scoprire, tra mille oggetti inutili, il Santo Graal o la Mappa che conduce all’Isola del Tesoro. Tutto è possibile.
La bellezza della ricerca non sta nel trovare l’oggetto desiderato, ma nella sua ricerca stessa.
Esistono diverse vie interessanti, come Calle de San Cayetano, conosciuta anche come la via dei pittori, dove si possono trovare vecchi quadri, cornici dorate e materiali per dipingere ed esprimere creatività.
Calle del Carnero y Calle de Carlos Arniches, dove tra migliaia di libri antichi si può scoprire un Codice da Vinci o gli antichi carteggi tra amici lontani. Libri ingialliti e mappe geografiche, che ti permettono sognare solo al guardarle. Immaginare, viaggiare.
Plaza del General Vara del Rey in cui esperti venditori, sotto le mentite spoglie di prestigiosi stilisti riuscirebbero a venderti un antico mantello da usare nel deserto. Quanto potere ha la parola, quanta persuasione nelle voci, quanta voglia di credere ai sogni, di cedervi.
Ogni strada racconta centinaia di storie, si tratta semplicemente di scegliere e decidere dove sedersi. Ed ascoltare. Questo mercato è magico, ma ancor di più camminarlo. Si può scoprire un mondo, frutto delle tre culture che hanno dominato la Spagna, fatto di offerte, scambi, contrattazioni, sorrisi.
Lasciarsi ipnotizzare dal via vai del Bar Santurce, un locale affollatissimo, confusionario ma dannatamente buono e caratteristico è un’esperienza che aggiunge valore alla giornata.
Si possono gustare “sardinas asadas”, calamari fritti, seppie alla piastra, un bicchiere di vino o una “cerveza helada”, serviti direttamente su frigoriferi congelatori, utilizzati per l’occasione come tavoli.
Questi quartieri sono un insieme di persone del mondo, genti furbe, genti esperte, il più scaltro ha una chance in più, saper contrattare per saper conquistare… ecco la caratteristica che dovremmo sviluppare prima di intraprendere il viaggio.
La magia ti avvolge e non sai dove e cosa cercare. Guardarsi dentro è, forse, il luogo più vicino dove trovare ciò che desideriamo. Ma è anche la via più difficile.

“Trascorsi ben 17 anni, il mio cercare mi portò a capire una legge fondamentale della vita: non esiste alcun profumo nel mondo come quello della strada dove si è nati. Selliamo i cavalli, si torna a casa.”
Marco Polo

Metro
Línea 3 stazioni di Embajadores, Lavapiés y Sol.
Línea 5 stazioni di La Latina, Puerta de Toledo, Acacias.

Cinematografía
Domingo de Carnaval (1945) del cineasta Edgar Neville, film ambientato ne “El Rastro” di Madrid.
Laberinto de pasiones (1982) de Pedro Almodóvar  ambientata ne “El Rastro”.

Letteratura
Ramón Gómez de la Serna, nella sua monografia, intitolata “El Rastro”, fa sì che gli oggetti, rotti, abbandonati e dimenticati siano salvati attraverso la sua evocazione lirica.
Ne “La Horda”, scritta nel 1925 da Blasco Ibáñez, si descrive “El Rastro” attraverso i due protagonisti: Isidro Maltrana e Feliciana, la Feli, due vicini di quartiere.

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