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Sirene spagnole

Scritto da Michele Carrieri on . Postato in Diari, Vita da expat

sirene

“E così, tappate loro le orecchie con la cera e legato saldamente all’albero maestro dai suoi stessi marinai, affrontò  questa ennesima sfida…”
Siamo al largo di Sorrento, nel XXII Libro dell’Odissea; Ulisse ordina al proprio equipaggio di lasciargli affrontare il temutissimo canto delle Sirene, una delle innumerevoli prove che dovette superare per raggiungere la tanto agognata Itaca. Oggi per la Spagna le sirene sono ben altre. La forte crisi economica sembra stia sommergendo la Tierra de Cervantes trasformandola in un deserto.

Il 9 aprile, uno degli ultimi don Chisciotte, Josè Luis Sampedro, ha salutato questo mondo all’età di 96 anni. Scrittore, professore ed economista soprattutto, era diventato uno dei padri dei famosi “indignados”.
Era un esempio morale ed un punto di riferimento culturale per migliaia di persone di tutte le età, stanche di ascoltare le bugie del politico di turno. «L’economia non dovrebbe essere uno studio sulla ricchezza, bensì sulla povertà»: concludeva spesso con questa frase le sue interviste e le lotte al fianco di migliaia di giovani senza lavoro, delle nuove famiglie povere, dell’esercito di settantenni con la pensione dimezzata. Negli ultimi anni, poi, era particolarmente avvelenato contro le teorie monetarie.
Come disse Sampedro in una sua intervista: «La vita è un ardere, e ciò che non arde non vive».

Lascia pertanto una Spagna che nel 2012 conta circa 39.000 ingiunzioni ipotecarie e 107 sfratti al giorno, un paese leader negativo negli abbandoni scolastici, secondo l’ufficio europeo di statistica Eurostat, in cui il 24,9% dei giovani tra i 18 ed i 24 anni nel 2012 non si è iscritto a nessun ciclo educativo o formativo.  Per questo motivo la strategia “Europa 2020” ha come obiettivo la riduzione al 15% la cifra di abbandono scolare in paesi come Spagna ed Italia.
Lascia uno Stato in cui circa 850.000 giovani sotto i 25 anni hanno abbandonato la ricerca attiva di un lavoro a causa della scarsa fiducia e della mancanza di prospettive future. Castilla y Leòn, Cantabria ed Asturias tra le regioni in forte difficoltà, La Rioja, Cantabria, Aragòn e Paìs Vasco quelle in cui è possibile trovare lavoro con più facilità.

La politica la fa da padrona. Rubalcaba, leader del PSOE (partito socialista), denuncia l’emergenza nazionale dovuta alla politica antisociale ed ai tagli del Governo, richiede un fondo di mille milioni di euro che andranno a beneficio di 500mila famiglie, creando e mantenendo 30mila posti di lavoro e scongiurando quindi la crisi economica. Il Presidente Rajoy chiede invece sacrifici, affermando con sicurezza che la Spagna crescerà a partire dal 2014: «I sacrifici dei cittadini daranno risultati tangibili il prossimo anno».
Secondo il Presidente spagnolo il 2013 sarà un anno duro che però terminerà con una leggera crescita e con la creazione di nuovi posti di lavoro. Rajoy sostiene essere tutto nelle mani degli spagnoli e che dipenderà dalla loro tenacia e perseveranza, soprattutto se non si faranno distrarre dal “canto delle sirene”. L’Unione Europea invece,  scettica riguardo alle parole del Presidente,  chiede maggiori riforme ad un Governo che soffre le continue lotte intestine, pena gravi ed insostenibili sanzioni.

I mari spagnoli nascondono tesori sommersi, dagli antichi ed imponenti galeoni iberici alle leggere e veloci fregate inglesi, dai forzieri ricchi di dobloni ai barili che trasportavano nelle Americhe. Infine le Sirene sinuose ed affascinanti, esseri mitologici ammaliatrici di sogni e paure. Attirano moderni Ulisse da tutti i porti europei che nella penisola  vedono e riconoscono “Fiesta eterna y buena vida”: ad Ibiza nessun marinaio si tapperà le orecchie con la cera, a Barcellona e Madrid si respira la famosa “movida española”, l’Andalucìa con la “mezcla” delle tre culture cristiana, araba ed ebrea, Valencia e la sua modernità lunare, il Paese Basco duro e con la fierezza delle sue genti e Santiago de Compostela con le migliaia di pellegrini alla ricerca di risposte a domande mai poste. Piccoli Telemaco partono dal Cile, dal Venezuela, dalla Colombia, dal Perù e da tutte le ex colonie latine alla ricerca di una vita migliore o un ricongiungimento familiare in una Spagna capace ancora di accogliere chi cerca la felicità.

Quel che trovo io è un mondo in bilico; mi fa pensare al volto di un clown col sorriso ma con una piccola lacrima disegnata sotto l’occhio. Un clown che fa ridere ma che non sa più ridere, triste, malinconico nel suo piccolo camerino in bianco e nero.
La musica gitana, il“giro di tapas”, la siesta pomeridiana, la famosa tortilla de patatas, i volti delle persone che non si vogliono arrendere del tutto a questa crisi che trascina un Paese così ricco verso il baratro.
La Spagna è anche questo, un popolo di indignati che è stato capace d’essere d’esempio per altri paesi europei, ancora troppo sicuri della propria situazione economica.

Per Sampedro erano sempre valide le parole utopiche del suo maestro Andrès Alvarez: «Lavorare con disciplina e vivere con libertà».
“Ed ora liberatemi…”

“Tu veloce oltrepassa, e con mollita
Cera de’ tuoi così l’orecchio tura,
Che non vi possa penetrar la voce.
Odila tu, se vuoi; sol che diritto
Te della nave all’albero i compagni
Leghino, e i piedi stringanti, e le mani;
Perché il diletto di sentir la voce
Delle Sirene tu non perda. E dove
Pregassi o comandassi a’ tuoi di sciorti,
Le ritorte raddoppino ed i lacci”.
(Maga Circe ad Ulisse – Odissea Libro XXII)

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