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Una stanza a Berlino: solo per cuori impavidi

Scritto da Monica Grasso on . Postato in Diari, Vita da expat

berlino

Manca poco a mezzanotte e il treno su cui sono salita poco più di un’ora fa sfreccia silenzioso nella notte. Mi sto prendendo una breve pausa dalla frenesia della mia città adottiva per passare qualche tempo in patria, riscaldata dal sole e dagli immancabili manicaretti nonneschi che mi faranno guadagnare quei sani 2-3 kg nel giro di pochi giorni.

Tento di guardare fuori dal finestrino. Solo nero. Nemmeno il profilo della campagna o di case che si stendono a perdita d’occhio. Buio. Ho lasciato Berlino da qualche ora, al tramonto per l’esattezza (l’ora più bella di questa città che qui a nord coincide con le 9 di sera se non oltre, prendete nota!) e già mi manca. Le mie ossa viziate dal perfetto Matraze teutonico cercano a stento di trovare un compromesso con il sedile sul quale dovrò passare le prossime 10 ore e già inizio a rimpiangere il mio letto e la mia stanza appena lasciata.

Ah, la mia stanza berlinese! Quattro alte mura sgarrupate e un po’ decadenti, cornice di una gelida stanza incline a scaldarsi solo dopo una settimana di stufa messa al massimo, e mobili privi di qualsiasi armonia cromatica tra di loro che però con il tempo hanno imparato ad adattarsi alle manie della loro nuova proprietaria. Una stanza vecchia sì, ma ampia, soleggiata e con tanto di balcone su cui sfogare il mio futuro pollice verde del quale sono ancora in fremente attesa. Una stanza di tot metri quadri in un appartamento vecchiotto ma mancante di nulla che condivido con un singolare violinista iraniano in una delle zone -a mio avviso- più belle della Berlino Est.

Penso a lei e penso a quanto sono stata fortunata a trovare quello che ora è il mio nido in poco più di tre settimane: un record per i tempi che corrono. Tre settimane di ricerca intensa, disperata, ospitata da un paziente amico -che dico, un santo!-  che mi spronava a non demordere (forse ma forse perché mi voleva al più presto fuori di casa?), di corsa da un appartamento all’altro, da un lato all’altro della città, negli appartamenti più surreali con gli inquilini più stravaganti. Dal vegano indefesso che non tollerava la presenza di carnivori in casa, a teenagers simil-emo che mi volevano in pieno inverno in una stanza senza riscaldamento e con una tenda come porta, passando per il “provinista” che ha sottoposto noi candidati ad un’intervista approfondita per poi comunicarci che avremmo passato una notte ciascuno nella sua casa per fare un test di convivenza e determinare le affinità abitative.

E come scordare la notte passata dall’esigente Signora-con-Barboncino-Urlante dai lunghi baffi (la signora, non il cane. E questo era solo uno degli inquietanti aspetti che mi hanno fatto fuggire da quella casa) che voleva obbligarmi a sottoscrivere un contratto per il quale sarebbe stata lei a decretare natura, quantità e prezzo degli alimenti e prodotti che sarebbero entrati in quella casa?!

Ma ripeto: io sono stata fortunata, una delle ultime e rare a quanto pare. Perché più il tempo passa più a Berlino trovare un appartamento diventa un’impresa per pochi impavidi. Oltre al vertiginoso aumento dei prezzi, infatti, i proprietari sono diventati sempre più esigenti e fiscali nelle loro richieste e la tolleranza nei confronti dei nuovi arrivati è inversamente proporzionale al numero di documenti richiesti. Ho amici e conoscenti che da mesi cercano invano una sistemazione e si arrangiano facendosi ospitare da amici, dormendo in ostelli o in stanze in sub-affitto, con la valigia mai disfatta e sempre pronti a spostarsi a ritmi quasi disumani.

Amici, dopo quasi un anno di sfiancante ricerca, hanno deciso di tornarsene a casa e un’altra amica, dopo 5 mesi alla ricerca di un appartamento per lei e suo figlio ha deciso di demordere e continuare a vivere con quello che non è più il suo compagno. Convivenze forzate, stress da ricerca senza esito, continui rifiuti da parte di inquilini troppo esigenti portano i meno tenaci a mollare cambiando meta.

Un’idea poi non così bislacca a giudicare dall’incalzante aumento dei prezzi immobiliari: in un anno gli affitti sono aumentati del 7,4% e questo processo non sembra volersi fermare. I nuovi arrivati aumentano di giorno in giorno e com’è ovvio la disponibilità di posti liberi diminuisce gradualmente.

Da non sottovalutare poi sono le richieste dei proprietari una volta sottoscritto il contratto: oltre alla caparra di 3 mensilità + 1, viene richiesto un conto bancario tedesco, l’attestato di residenza, le buste paga degli ultimi 3/4 mesi per comprovare una sufficiente disponibilità economica e tanto altro. Se avete in progetto di venire qui e rimanerci per più di un solo mese, agite d’anticipo e iniziate ad informarvi e cercare agganci ancora prima di partire. Fate un po’ di ricerca mirata sul web, contattate l’Ambasciata Italiana che (dal lunedì al venerdì, ma non oltre) vi darà tutte le informazioni in merito e iniziate a leggere e pubblicare annunci sui relativi siti. Zwischenmiete.de e Wg-gesucht.de sono i principali, ma anche Facebook è ben farcito di pagine per chi è alla disperata ricerca di un riparo da poter finalmente chiamare casa.

Insomma, una volta comprato il biglietto di sola andata per Berlino, al momento di preparare la valigia tra magliette, bikini e maglioni d’emergenza non dimenticate di lasciare sufficiente spazio per almeno 2 kg di tanta, tanta pazienza e una consistente dose di tenacia.

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