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Nel mondo nuovo

Scritto da Michele Carrieri on . Postato in Diari, Vita da expat

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“Ci siamo, finalmente. Il rumore metallico degli anelli che si arrotolano su loro stessi significa una cosa sola: stiamo salpando. Sono appena le sei di mattino, una giornata di sole come tante, ma non per me ed i miei 90 marinai. La gente di Palos ci saluta, le vele spiegate e le mappe sul tavolo. Inseguo un sogno. L’avrei raggiunto a qualsiasi prezzo, so che raggiungeremo le Indie entro due mesi. Presto, anche i gabbiani ci abbandoneranno in mezzo all’Oceano, ed allora saremo soli. In compagnia del mare” (Cristoforo Colombo, Palos de la Frontera, Corona di Castiglia 3 agosto 1492)

Mi immagino queste sue parole, mentre osserva le caravelle salpare dalle coste iberiche, destinazione le Indie. Ma il percorso che ha portato Colombo alla partenza è stato tortuoso e difficile. Nel 1483 aveva richiesto i finanziamenti al re Giovanni II del Portogallo, che però rifiutò di appoggiare la spedizione. Iniziò così una lunga contrattazione con i regnanti di Castiglia ed Aragona, che lo portarono ad intraprendere quella che venne definita “la battaglia di Colombo”. Solo alla fine del 1490, dopo una serie di intercessioni e la perdita quasi totale delle energie, la regina Isabella di Castiglia approvò la spedizione.

Questo è quello che accade durante il Tac di Valladolid, “Teatro y Arte de Calle” (Teatro ed Arte di Strada), tanti artisti che si ritrovano per colorare la città con le loro performances. Vi partecipano solo i migliori, provenienti da tutto il mondo per cimentarsi in una delle arti più antiche. Alcuni vengono pagati, altri semplicemente invitati ed ottengono lo spazio nel quale esibirsi. Poi ci sono quelli veri e veraci, quelli che poi, alla fine, piacciono di più alle persone, quelli che non hanno trovato posto nella locandina, negli orari, nella burocrazia, nella politica del Festival. Vengono chiamati “callejeros”, che sono autodidatti, che si autofinanziano, che imparano imparando, camminando il mondo, esplorandolo. Che vivono la strada in strada, conoscono le persone, stringono mani e si fermano anche a parlare. Quelli che, verso la fine, ti chiedono una piccola offerta per continuare a regalare sorrisi e, magicamente, vedi il loro cappello riempirsi in pochissimo tempo.

Ho avuto la fortuna di conoscerne alcuni, instancabili camminatori, maghi dai mantelli invisibili, giocolieri a testa in giù, cantastorie silenziosi, venditori di illusioni, cercatori d’oro in cambio di momenti d’oro. E Valladolid in questi giorni è bella anche per questo, perché puoi essere chiunque e nessuno, puoi essere chi sei, ma anche chi non sei mai stato, puoi inventarti le tue storie e raccontarle al cielo, passeggiare contando le stelle, assaggiare il sapore delle bolle di sapone. Capire il valore di una risata, quanto ti migliori la giornata, quanto sia contagiosa, quanto faccia piacere ascoltare quelle dei bambini e provare un pizzico di sana invidia per la loro innocenza.

Se poi ti viene fame, non hai che da chiedere alle tue papille gustative cosa vogliano assaggiare. Io personalmente rimango sempre affascinato dai bar “alla buona” sempre molto affollati. Ottimo la Cerveceria Sepia, in Plaza Mayor, per chi volesse provare la famosa “sepia a la plancha” ossia alla piastra, accompagnata da una fresca cerveza o dal vino della casa. Chi ama le patate può, sempre in zona Plaza Mayor, addentrarsi nella cucina di “Las Patatas de Blas”, ungersi le dita con patatine fritte e un buon hamburger vegetariano.
Corri da una piazza all’altra per vedere tutti gli spettacoli possibili, ma poi giri l’angolo e trovi un callejero, ed allora ti fermi, lo osservi, osservi chi lo circonda, ed alla fine riempi felicemente il suo “gorro” (cappello), ci parli a gesti e lui ti capisce perfettamente. Nel frattempo incontri nuovi amici e condividi con loro ciò che hai visto, parli in spagnolo, tedesco, cinese, inglese… non è vero, ma ci si capisce, in fondo siamo tutti un po’ attori in questi giorni.
Ed il festival si trasforma in un meltinpot, crogiuolo di esperienze che ti arricchiscono come persona. Tutto in 5 giorni, in cui sembra realmente di vivere in un altro mondo. Nel mondo che vorremmo per sempre, nel mondo che stavamo cercando quando siamo salpati due mesi fa.

Nel Nuovo Mondo… dove siamo arrivati. 12.10.1492
P.s. tra l’Altro a Valladolid si può visitare le casa-museo di Cristoforo Colombo, ultima abitazione posseduta dal navigatore genovese prima di morire a Valladolid il 20.05.1506.

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