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Fuga

Scritto da Annalisa Dolzan on . Postato in Narrativa

prigioniero

Ha la testa ovale e la tiene sempre un po’ inclinata, come certi animaletti sciancati.
Ti guarda da sotto in su e ride. Ride, sogghigna, sorride; tutto insieme.
Anche con gli occhi.
E sembra tutto lì, fra gli occhi caldi e birichini e le parole a mezza voce – dette per esserci senza troppo rumore, smorzate per sparire senza perdersi niente.
Ma oggi.
Oggi, quella luce è più fioca, negli occhi.
La faccia è gonfia e nella tuta blu c’è un corpo grosso e dilatato; quasi ingombrante.
Forse sono l’unica a farci caso. O a non riuscire a fare finta di niente.
Ma lui è contento di essere qui. Di esserci tutto. Di esserci perfino di più.
Io lo guardo.
Io lo osservo.
Io lo fisso.

Col fastidio che provo io, ogni volta che ingrasso, non mi capacito che se ne freghi di quella pancia così gonfia da spingere in fuori la maglietta.
Ma non è grasso quel gonfiore, e in aula lo sappiamo – «Sono stato male, ma ho visto che ero ancora iscritto al corso, allora oggi sono venuto».

Siamo nella nuova aula computer, ognuno ha già il suo posto e lavora a ciò che vuole.
Lui il computer non lo sa usare, però ha voglia di imparare, ci scegliamo un tavolo e mentre lo schermo si accende mi parla.
Parla. Mi parla. Con me parla sempre tanto. Con me parla sempre piano. Come fosse il mio fidanzato, stiamo seduti lì vicini. Come se fosse tutto per me, per lui, per noi, questo tempo che abbiamo nell’aula e gli altri non fossero che un disturbo o una distrazione a cui ogni tanto devo rispondere.

Lo guardo tutto mentre schiaccia un tasto alla volta con un dito solo. È un dito grosso, un dito lento, ma voglio che scriva. Che aggiunga ancora una parola,
quando
esco
voglio
quando esco voglio andare

Voglio che scriva, così lo guardo. La cicatrice che ha in testa non l’avevo mai notata, e sì che oggi ha i capelli più lunghi.
Vorrei sapere che cosa è successo: chi ti ha spaccato la faccia e perché?

andare in vacanza
quando esco voglio andare in vacanza in

«come si fa la virgola?»

Una traccia pesante che la pelle ha ricucito e provato a confondere fra resti di acne e un inizio di rughe, rimane una faccia fatta a pezzi.

«come si fa a andare a capo?»

Mentre spiego come andare a capo, sposta un accento e dietro una virgola tramonta il sole. C’è un’acqua limpida, un mare bello, dentro quel file – con un sacco di pesci, di musica e relax.
Sorride.
Sorrido.

Sarà che anch’io soffoco, nel mio paesello sotto ai monti, ma il suo sogno è uguale al mio.
A fine lezione siamo già in Africa; o forse in Tailandia?
Comunque fa caldo, si sta bene, la notte non si dorme e di giorno ci si diverte.
A fine lezione, gli insegno a salvare il file.
Poi, io esco dal carcere.

L’AUTRICE: Mi chiamo Annalisa Dolzan, ho 41 anni, vivo a Trento, dove lavoro come libera professionista, insegnante di lingue, traduttrice e giornalista pubblicista. Cerco di non non prendermi troppo sul serio: il racconto è nato nel carcere di Trento dove, insieme ad un prezioso collaboratore, da gennaio teniamo un progetto di redazione.

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