• A soli 5 euro abbonati per 1 anno a Caboto per scaricare ogni mercoledì il PDF con tanti annunci di lavoro dall'Estero

Come gestire al meglio il proprio stage all’estero?

Scritto da Redazione on . Postato in Stage

giovani

Risponde ancora Isfol nel terzo Manuale dello Stage in Europa appena uscito.

1. Scegliere con cura sia il luogo di destinazione sia il settore di attività dell’azienda, esaminando le offerte proposte dall’Ufficio stage della propria università (Erasmus Placement Leonardo) ed eventualmente compiendo una ricerca autonoma anche utilizzando le fonti proposte da questo Manuale nelle Schede Paese.
I principali obiettivi dello stage all’estero, soprattutto se fatto a cavallo fra i due cicli di laurea, dovrebbero essere:
a) confermare o modificare la propria scelta universitaria specialistica
b) sperimentare, all’interno di uno stesso ambito professionale, uno o possibilmente più indirizzi specialistici individuati sulla carta, per essere poi in grado, al termine dello stage, di riconfermare o eventualmente di modificare la propria scelta
c) orientarsi verso un nuovo ambito professionale e formativo, qualora si desiderasse cambiare indirizzo;

2. Concordare con la propria università il progetto formativo e i crediti ad esso abbinati;

3. Qualora lo stage all’estero comportasse un rimborso spese troppo esiguo, organizzarsi, attraverso il proprio consigliere Eures20, per ottenere, eventualmente, un lavoro part-time, compatibile con il proprio stage;

4. Progettare la propria tesi di laurea, anche a carattere sperimentale, che includa un periodo di stage, in Italia o all’estero, privilegiando l’esperienza all’estero. Una volta sul posto, se il tempo a disposizione lo permette, cercarsi un piccolo lavoro part-time per integrare le proprie entrate, soprattutto nel caso in cui il rimborso spese fornito dall’azienda ospitante non fosse sufficiente.

“In buona sostanza diciamo – prosegue Isfol – che è meglio darsi da fare anche in un lavoro manuale o di servizio durante le pause estive del proprio percorso scolastico o formativo prima, e universitario poi, a cui può seguire uno stage all’estero dopo la triennale per scegliere meglio l’indirizzo della specialistica, piuttosto che rimanere con le mani in mano nell’attesa del lavoro ideale.

Presentarsi ai colloqui dopo il conseguimento del titolo con un Curriculum scolastico o universitario impeccabile, ma senza alcuna esperienza di stage o di lavoro anche in ambiti non prettamente collegati al proprio percorso di studi, sicuramente mette il candidato in una posizione di debolezza di fronte a coloro che, pur esibendo risultati scolastici o accademici meno brillanti, possono mettere sul piatto un bagaglio più ampio di esperienze sia di stage che di piccoli lavori svolti durante le pause del proprio percorso di studi”.

Trackback dal tuo sito.

Lascia il tuo commento