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Giancarlo, insegnante italiano in Colombia

Scritto da Ivan Lo Giudice on . Postato in Vita da expat

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Giancarlo, 29 anni, docente di lingua italiana presso una scuola di lingue a Bogotà. Si trasferisce in Italia per compiere gli studi universitari e ritrovare le sue radici. Una volta terminati gli studi in traduzione coglie al volo una grande opportunità lavorativa e torna a Bogotà, dicendo così addio, o forse arrivederci, al Bel Paese. Giancarlo ci racconta la sua realtà sudamericana, invita altre persone a seguirlo e non rinnega l’Italia, anzi, forse un giorno ci tornerà ma prima sogna un’ultima esperienza all’estero, magari a Londra.

Giancarlo, nasci in Colombia da genitori italiani e frequenti una scuola italiana a Bogotà. Poi la decisione di proseguire gli studi nel nostro paese e iniziare l’università a Venezia. Quali sono i motivi che ti hanno portato a questa scelta?
Diciamo che continuare gli studi in Italia è stata una scelta, per così dire, obbligata. Legata a situazioni economiche un po’ particolari. Credo che se avessi avuto la possibilità di scegliere tra restare in Colombia ed andare in Italia, avrei scelto la prima. Comunque sia, non posso dire che qui in Colombia sia normale per un ragazzo, appena finite le scuole, andare in un altro paese da solo a studiare. Almeno non all’inizio del percorso universitario. Penso dipenda anche dal fatto che qui in Colombia i ragazzi finiscono le scuole ad un’età abbastanza giovane. Ci sono ragazzi che si iscrivono all’università a 16 anni, quindi molto giovani per pensare di cambiare vita così radicalmente. È invece molto più frequente vedere ragazzi con una laurea in mano che decidono di andare in Europa o negli Stati Uniti per studiare un master.

Come giudichi la tua esperienza di studente universitario in Italia? Ne è valsa la pena?
Sebbene vi siano degli aspetti del sistema universitario italiano che cambierei, per me l’esperienza universitaria in Italia è stata ottima. Non solo perché ho avuto modo di prepararmi in modo eccellente in traduzione, mia grande passione, ma anche perché ho potuto vivere da vicino la vita universitaria. Anche se di carattere sono molto riservato, ho avuto modo di conoscere delle persone straordinarie che mi hanno accolto come se fossi sempre stato a casa, non come uno straniero, bensì come uno di loro. Questo è stato per me il tesoro più grande che ho ricevuto dall’esperienza universitaria in Italia. Sì, ne è decisamente valsa la pena.

Dicevi che hai studiato traduzione, in che università e quali sono le tue lingue di lavoro?
Ho conseguito la laurea triennale presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, mentre la specialistica presso la Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori di Trieste, una tra le più rinomate scuole di traduzione in Italia e in Europa. Per quel che riguarda le lingue, dato che sono di madrelingua spagnola, ho deciso di intraprendere la strada dello spagnolo. Oltre all’italiano, l’altra lingua con la quale lavoro è l’inglese.

Una volta ottenuta la laurea, hai avuto occasione di lavorare come traduttore in Italia?
Be’, veramente è stato molto difficile trovare lavoro come traduttore. Ogni tanto mi capitava di ricevere una breve traduzione da qualche agenzia. Gran parte dei lavori che ho svolto in Italia sono stati, invece, commissionati da colleghi di università e di lavoro. Ma, a dire il vero, erano piuttosto saltuari. L’unico grande incarico che ho ricevuto è stato proprio un paio di settimane prima della mia partenza definitiva dall’Italia, per venire qui in Colombia.

Immagino che sia stato questo a spingerti a tornare a Bogotà?
In effetti sì. È stato proprio questo fatto a farmi prendere questa decisione. Dopo un anno passato ad inviare curriculum ad agenzie di traduzione, andando di persona nelle agenzie a Roma, a Milano e addirittura a Londra, anche chiedendo di essere inserito come un semplice stagista, e vedendo che la risposta era sempre un lunghissimo ed estenuante silenzio, ho deciso di tornare in Colombia. Certo, non senza prima esser certo di avere un lavoro sicuro tra le mie mani.

Quando ancora studiavi a Trieste avresti mai pensato di lasciare l’Italia e tornare in Colombia?
Onestamente è stato un pensiero che tornava costantemente nella mia testa sin dal momento in cui sono arrivato in Italia. In parte sognavo, soprattutto all’inizio, di poter tornare nella mia città, quel posto dove son cresciuto e dove ho lasciato gli amici e il mio primo grande amore. Con gli anni, però, grazie all’università e ai nuovi amici che ho conosciuto questo pensiero si affievoliva sempre di più, anche se non è mai scomparso del tutto. Poi, quando mi sono trasferito a Trieste per la specialistica quel pensiero era un vago ricordo. Naturalmente ci pensavo ogni tanto, ma non era un’ossessione. Quindi, in quel momento non credevo mi sarebbe capitata un’opportunità del genere. Mi ero talmente innamorato dell’Italia che difficilmente immaginavo sarebbe accaduto quello che, alla fine, è accaduto.

A un certo momento arriva una buona proposta dalla Colombia e la cogli al volo. Ci puoi spiegare in cosa consiste il tuo lavoro?
Un’ottima proposta, devo dire. Adesso insegno l’italiano in una scuola di lingue. Oltre alla lingua, però, insegno anche la cultura italiana. La cultura legata ai temi più svariati quali il cibo (tema di enorme interesse tra gli studenti), il calcio, la moda, il Made in Italy.

Che persone vengono nella tua scuola per imparare l’italiano?
La maggior parte delle persone che si iscrivono per studiare l’italiano sono studenti. In particolar modo studenti di design industriale e di economia e finanza dato che l’Italia e le università italiane, in special modo il Politecnico di Milano, l’IED – Istituto Europeo di Design, la Bocconi sono molto famose nonché destinazioni molto appetibili. Vi è anche un gran numero di studenti di psicologia che studiano l’italiano in quanto alcune università, tra le quali la Universidad del Rosario di Bogotà, offrono loro l’opportunità di avere la doppia titolazione in collaborazione con l’Università di Bologna. Altre persone si iscrivono perché sentono una grande passione per la lingua italiana, che descrivono come una delle lingue più belle, più musicali e più romantiche al mondo.

Spostiamoci per un momento alla tua città natale, la città in cui ora vivi. Come descriveresti Bogotà a un tuo amico italiano che non la conosce?
Domanda molto difficile, descrivere Bogotà può essere complicato. Da un lato è una città che offre tantissime cose, soprattutto per la vita mondana. Vi è una straordinaria e sorprendente quantità di ristoranti di tutti i tipi, quindi l’offerta gastronomica di Bogotà è, senza dubbi, eccezionale. D’altra parte, però, offre pochi spunti di tipo culturale. Certo, ci sono concerti, molti teatri e uno dei festival teatrali più importanti, oserei dire, a livello internazionale: il Festival Iberoamericano di Teatro. Vi sono molti eventi legati alla musica, all’arte, ma in realtà la parte culturale non è il punto di forza di questa città. Poi, essendo la Colombia un paese “classista”, a Bogotà c’è un’enorme differenza (visibile e tangibile) di classi sociali, tant’è che è una città “stratificata”. Partiamo dallo strato 1, della gente meno abbiente, fino allo strato 6 dove troviamo palazzi moderni e case lussuosissime. Bogotà è una città caotica, il traffico è uno dei maggiori problemi e ci si può rimanere bloccati anche un’ora in macchina, avanzando di qualche metro ogni 10-15 minuti, data la quantità di macchine che c’è. Purtroppo è anche una città con problemi di sicurezza, sebbene negli ultimi anni sia migliorata sotto questo aspetto. Si può essere scippati, rapinati e addirittura minacciati per strada. Non dappertutto, ovvio, ma è comunque meglio fare molta attenzione per strada. Ciononostante ritengo Bogotà un’ottima città per vivere.

In questi anni spesso si sente parlare di un fenomeno nuovo, l’esatto contrario di ciò che avvenne in passato, cioè un flusso migratorio dall’Europa al Sud America. Gli europei scappano dalla crisi economica e cercano fortuna in America Latina, è questo che sta succedendo? Qual è la tua opinione al riguardo, tu che in Sud America ci vivi e ne hai una visione più veritiera?
In effetti è un fenomeno del tutto tangibile. Lo si vede soprattutto perché di stranieri se ne vedono tantissimi a Bogotà, anche se probabilmente non è la principale meta turistica della Colombia. Gli europei più presenti negli ultimi anni qui a Bogotà, e credo anche nel resto del Sud America, sono gli spagnoli. Ma anche gli italiani sono numerosi, c’è chi è venuto per aprire una pizzeria, chi per insegnare la lingua nei vari istituti privati o nelle scuole italiane presenti in città. Altre città in cui il flusso di stranieri è elevato sono sicuramente quelle che si trovano sulla costa Atlantica della Colombia, in special modo Cartagena de Indias.

Dal punto di vista lavorativo, com’è la situazione? I giovani trovano lavoro facilmente?
C’è da dire che la Colombia non era arrivata negli ultimi decenni allo sviluppo e alla ricchezza dei paesi europei più facoltosi. Quindi l’attuale situazione di crisi a livello mondiale non si sente più di tanto. Comunque, rispetto all’Italia, per i giovani è molto più facile trovare lavoro. Negli ultimi tempi, forse da un anno a questa parte, si sente parlare più spesso delle difficoltà di trovare un posto di lavoro ma, senza ombra di dubbio, non siamo ai livelli dell’Italia.

Consiglieresti ad altri italiani di trasferirsi in Colombia?
Data l’odierna situazione politica ed economica dell’Italia, che stenta a riprendersi e che sicuramente non cambierà se non tra qualche anno, sì, consiglierei ad altri italiani di cercare lavoro qui. Forse la piattaforma internet non è tanto sviluppata, ma può essere un ottimo strumento per trovare delle opportunità. Anche contattare aziende italiane presenti sul territorio è una buona idea. Inoltre qui in Colombia le difficoltà per aprire un’attività in proprio non sono per niente le stesse che ci sono in Italia. Qui è molto più facile aprire un piccolo ristorante o un negozio.

Hai detto che quando studiavi all’università ti mancava la tua città natale, ed è più che comprensibile. Adesso che sei tornato a casa invece? Ti manca qualcosa dell’Italia?
Certamente. Prima ho detto che mi sono innamorato dell’Italia e me ne sono innamorato pazzamente. Cosa mi manca? L’Italia, in tutto e per tutto. Nonostante le difficoltà economiche, la situazione politica e nonostante quell’immagine di buffoni che si è venuta a creare negli ultimi anni, l’Italia resta per me l’altra mia casa. Scendendo nei dettagli, sicuramente mi manca il cibo. Ho avuto modo di provare diverse cucine regionali e devo dire che mi manca tantissimo la cucina italiana, quella particolarità di essere preparata come se fossi sempre a casa, come se fosse sempre la mamma o la nonna a prepararla. Mi manca la cultura. L’Italia sprizza cultura da tutti i pori. Mi mancano Venezia e la Puglia, i miei due grandi amori. Mi mancano le stagioni. Mi mancano gli amici che ho lasciato là, più di qualsiasi altra cosa.

Quali sono le principali differenze che un italiano che arriva in Colombia dovrebbe conoscere?
Per quanto riguarda il clima, ovviamente le stagioni. Il clima a Bogotà può essere un vero inferno: ci sono dei periodi in cui piove in continuazione. Poi, da un momento all’altro, esce il sole e quando meno te l’aspetti inizia di nuovo a piovere. Il clima a Bogotà è, a dir poco, pazzo. Una differenza culturale alla quale non mi sono ancora abituato è che, sebbene il colombiano sia per natura una persona aperta, ospitale e solare, è anche vero che normalmente è una persona egoista. Prima c’è lui e dopo c’è ancora lui. L’altro conta poco o niente, purtroppo. Parlando dello stile di vita invece, la Colombia è un paese in cui le persone sono molto tranquille, poco puntuali, si prendono le cose con molto comodo, quindi è una vita molto meno agitata rispetto all’Italia. C’è spesso e volentieri un clima di festa, anche un mercoledì pomeriggio, quando tutti lavorano.

I grandi pregi della Colombia?
La Colombia ha tanta biodiversità quanto l’Italia ha tesori artistici e culturali. La Colombia ti offre dei paesaggi mozzafiato, dei luoghi semplicemente paradisiaci che non ti sogneresti nemmeno. La natura incontaminata di gran parte del territorio è forse uno dei maggiori tesori di questo paese. Tesori poco esplorati, in molti casi poco conosciuti e quindi quasi intimi.

Tra 10 anni dove ti vedi? Magari in un terzo paese?
Onestamente a volte ci penso, ma cerco di non farlo. Mi piace pensare più al presente che al futuro. Mi piacerebbe conoscere altre realtà, altri stili di vita, altre culture. Forse, se ne avessi l’opportunità, tornerei in Italia. Mi piacerebbe tantissimo poter fare un’esperienza a Londra. Ma tra dieci anni non lo so, tutto può succedere.

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