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Un futuro in Lussemburgo

Scritto da Ivan Lo Giudice on . Postato in Vita da expat

domenica

Domenica, 29 anni, originaria di Sammichele di Bari. Una laurea in traduzione in tasca, varie esperienze da traduttrice maturate in Italia e poi la chiamata a cui non si può dire di no: il Parlamento europeo. La storia di una ragazza finita un po’ per caso in Lussemburgo, ma che ha saputo cogliere l’occasione al volo e ora si trova nel bel mezzo di un gratificante percorso di crescita professionale. Ecco cosa ci racconta di questa nuova Babele europea, tra vicoli deserti e tarte flambée.

Domenica, spesso si sente parlare di italiani che vanno all’estero per lavoro, ma il Lussemburgo non è una delle destinazioni più gettonate. Cosa ti ha portato nel Granducato di Lussemburgo?
Sono arrivata in Lussemburgo per la prima volta all’inizio del 2013 in occasione di uno stage all’Unità italiana di traduzione del Parlamento europeo. Terminata questa magnifica esperienza ho ricominciato a cercare lavoro, dapprima da qui e poi dall’Italia. L’opportunità di tornare si è presentata durante l’estate, quando ho saputo che la società per cui lavoro attualmente stava cercando di ampliare l’organico per la lingua italiana.

Ti ricordi il tuo primo impatto con il Lussemburgo?
Mi ricordo che mentre ero nell’autobus che mi portava dall’aeroporto di Charleroi in Lussemburgo, vedevo scorrere fuori dal finestrino una terra molto scura, un cielo cupo e tanta neve. Ricordo di essermi chiesta come mi avrebbe accolto questo paese, ma ricordo anche che mi sentivo felice di avere l’opportunità di andare a lavorare in un’istituzione così importante come il Parlamento europeo.

Non ne ho dubbi. Il sogno di molti studenti universitari è proprio quello di lavorare per e nell’Unione europea. Com’è vivere a Luxembourg City? Cosa offre la città?
Pur essendo una capitale, la città di Lussemburgo è molto piccola, gira e rigira alla fine ci si ritrova sempre negli stessi posti. Personalmente rimango sempre stupita da quanto possa apparire deserta la città. Tanta della gente che viene qui a lavorare arriva dai paesi confinanti, per cui una volta passato l’orario di chiusura delle aziende in giro non si vede più nessuno, cosa che è in parte dovuta anche al freddo in inverno. Ciò nonostante, in ragione della varietà di nazionalità presenti nel paese, a saper cercare ci si accorge che le attività non mancano e sono anche piuttosto diversificate.

Come descriveresti il Lussemburgo in poche parole?
È una strana realtà, un posto molto piccolo che tuttavia durante la giornata si riempie di gente. Tra gli stranieri residenti, gli italiani in particolare sono tantissimi. Una cosa che mi ha fatto molto riflettere quando sono arrivata è che l’immigrazione italiana in Lussemburgo (in particolare dalla Puglia) è tutt’altro che recente. È strano pensare che dopo trenta, quarant’anni anch’io mi ritrovo qui. L’unica differenza probabilmente sta nel fatto che prima gli emigrati italiani venivano a fare lavori non qualificati, ora invece i giovani che arrivano sono quasi tutti laureati.

Che lingue usi per comunicare con i colleghi? E per le strade della città?
Al lavoro parliamo in francese e scriviamo in inglese, lingua che rende la comunicazione scritta molto più agevole, vista la mancanza di accenti. Ovviamente trattandosi di una società di traduzione si sentono spesso i colleghi parlare nelle rispettive lingue madri. Per quanto riguarda la situazione in giro per la città, le lingue che si sentono parlare più spesso sono il francese, il portoghese, l’italiano (spesso il dialetto della provincia di Bari), il tedesco e lo spagnolo. Molte volte mi capita di non riuscire a parlare in francese nei luoghi pubblici, perché in automatico iniziano a rispondermi in italiano, anche se gli interlocutori sono stranieri. Questo perché hanno imparato la lingua a furia di stare a contatto con gli italiani o perché sono essi stessi di origini italiane.

Parlando del lavoro, come hai trovato questa opportunità presso una società di traduzione?
I primi contatti li avevo avuti già un paio di anni fa, quando lavoravo per un’altra società di traduzione in Italia, dove tuttavia non mi trovavo affatto bene. L’occasione giusta però si è presentata durante l’estate, quando tramite un amico ho saputo che la società aveva intenzione di assumere un traduttore di italiano. Così mi sono candidata nuovamente e, forte della maggiore esperienza maturata nel frattempo, sono riuscita ad ottenere il posto.

Parlaci un po’ del tuo lavoro: come si svolge la tua giornata tipo?
Nella mia società vige la politica del flexitime, vale a dire che non ho orari fissi. Sono libera di arrivare e andar via quando voglio, l’importante è che il lavoro che c’è da fare venga consegnato entro le scadenze stabilite. C’è da dire che la società è specializzata in un particolare settore e non avendo ancora molta esperienza in tale ambito, il mio lavoro per il momento consiste per lo più nel revisionare le traduzioni di altri traduttori. Presto inizierò a tradurre io stessa dall’inglese e dal francese verso l’italiano, ma nel frattempo spesso mi viene anche dato del tempo per leggere materiale formativo sulle specificità del settore in cui operiamo.

Torniamo indietro di qualche anno. Che cosa hai studiato in Italia?
Ho conseguito prima la laurea triennale in Traduzione e Interpretazione e successivamente la laurea specialistica in Traduzione presso la Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori dell’Università degli Studi di Trieste. Le mie lingue di studio sono state principalmente l’inglese e il francese.

Una volta ottenuta la laurea in traduzione? Hai avuto qualche proposta di lavoro in Italia?
Subito dopo la laurea ho iniziato a collaborare a titolo gratuito con un paio di case editrici. Il primo lavoro vero però è arrivato dopo tre mesi dalla laurea, quando sono stata assunta presso un’agenzia di traduzione dove sono rimasta per 15 mesi. Terminata questa esperienza, ho lavoricchiato come traduttrice freelance fino a quando non ho ricevuto la notizia del tirocinio al Parlamento europeo.

Il Lussemburgo è uno dei paesi più ricchi del mondo e molto spesso noi italiani invidiamo i cittadini del nord Europa. Stipendi alti, flessibilità sul lavoro, più tempo libero, elevata qualità della vita. Qual è la tua opinione al riguardo?
È vero che gli stipendi sono sicuramente più alti, ma anche il costo della vita è più elevato. Ciò nonostante, al netto delle spese, si riesce a mettere da parte di più che in Italia. Per quanto riguarda la flessibilità sul lavoro e il tempo libero, in realtà per ora faccio più o meno la stessa vita che facevo a casa. Sicuramente qui ci sono benefici, penso soprattutto all’ambito sanitario e previdenziale, che in Italia ci possiamo solo sognare, ma è anche vero che prima di vedere una bella giornata di sole qui possono passare dei mesi. E per me la possibilità di godermi il sole e il mare è sempre stato uno dei criteri che definiscono la mia qualità della vita.

Hai detto che ci sono molti italiani e stranieri in Lussemburgo, ci sono tante opportunità di lavoro per i giovani?
Certamente ci sono molte più opportunità rispetto all’Italia, sia per i lavori qualificati che per quelli meno qualificati, soprattutto perché qui essere giovani non è considerato un limite.

Hai qualche consiglio per quei giovani che dall’Italia volessero cercare lavoro in Lussemburgo?
Il consiglio principale è quello di cercare di imparare almeno due o tre lingue straniere, idealmente inglese, francese e tedesco. Quello che posso dire è che qui i settori più sviluppati sono sicuramente quello finanziario ed economico, e che tanta gente con cui ho avuto l’opportunità di confrontarmi ha iniziato da un semplice stage.

Ci hai già detto di avere nostalgia del sole e del mare. C’è qualcos’altro che ti manca dell’Italia?
Mi mancano i miei nipotini, mia nonna e il fatto di avere un bel gruppo di amici con cui passare le serate anche in casa quando fuori fa freddo.

Quali sono le principali differenze che un italiano dovrebbe conoscere prima di arrivare in Lussemburgo?
Lo stile di vita è un po’ quello dei paesi del nord, quindi negozi chiusi al massimo entro le 18, poca gente in giro la sera. Direi che bisogna sicuramente armarsi di ombrello, stivali e cappotti caldi perché l’inverno è lungo e non sai mai cosa aspettarti dal tempo. Per quello che riguarda la ricerca di un alloggio invece, è importante sapere che la situazione immobiliare in Lussemburgo è un po’ particolare. Come ho già detto, sebbene la città sia molto piccola, la gente che ci arriva per lavoro è parecchia, per cui consiglio di iniziare a cercare una sistemazione con quanto più anticipo possibile. Una volta arrivati poi vale sicuramente la pena di provare la famosa tarte flambée.

I pregi del Lussemburgo?
Il verde, la magia delle neve, i lunghi sentieri nei boschi, la multiculturalità.

Quanto pensi di rimanere in Lussemburgo?
Il mio contratto di lavoro è della durata di sei mesi. Qui mi trovo molto bene dal punto di vista lavorativo, il mio lavoro è apprezzato e più passa il tempo, più mi accorgo che la mia impressione iniziale di un ambiente molto professionale trova conferme. Mi piacerebbe avere la possibilità di fare il mio lavoro in Italia alle stesse condizioni, ma so che questo è praticamente impossibile. Quindi, in definitiva, spero che il mio contratto a termine si trasformi in qualcosa di più concreto. Spero, però, di non diventare mai una di quegli italiani all’estero che ormai dell’Italia guardano solo la TV.

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