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Un globetrotter finito a Madrid

Scritto da Ivan Lo Giudice on . Postato in Vita da expat

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Enrico, 28 anni, product manager presso una multinazionale con sede a Madrid. Da sempre voleva viaggiare e vedere altre realtà così che, ancora adolescente, decide di fare una prima esperienza a Londra. Poi l’università a Modena e la scelta che gli cambierà la vita: l’Erasmus a Barcellona. Da quel momento non si è mai fermato: Taiwan, Bruxelles e ora Madrid. Nonostante tutto spera un giorno di tornare in Italia, ma i tempi sembrano ancora non essere maturi. Ecco la storia di un globetrotter dei giorni nostri.

Enrico, da dove nasce la tua voglia di espatriare?
Non so bene quando nacque, in realtà mi ha sempre affascinato l’estero, sempre ho voluto scoprire cosa c’era fuori. Forse nasce dal vedere film o riviste o cose di questo tipo. L’unica cosa che ricordo è che già alle superiori a 14 o 15 anni pressavo i miei genitori per fare un anno di studio all’estero (che alla fine non ho mai fatto). Poi tutto si concretizzò dopo l’Erasmus. Dopo l’Erasmus è difficile fermarsi a casa. Poi inizi a lavorare fuori e un giorno ti accorgi che sono già passati 4 anni e che per il momento non hai l’intenzione di tornare, anche se alla fin fine a me piacerebbe tornare in Italia fra qualche anno.

Che importanza ha avuto l’Erasmus nella tua vita?
Be’ un’importanza grandissima, gigante direi. Io in realtà ero già stato a Londra da solo per qualche mese 4 anni prima, quindi la mia esperienza vivendo da solo l’avevo già fatta, ma era stata completamente diversa. L’Erasmus è stata la vera catapulta. Sono stato a Barcellona 6 mesi, ho conosciuto gente da tutta Europa e dal mondo, mi sono fatto amici che ancora adesso rimangono e che so che rimarranno, ed è stato talmente bello e ricco che al ritorno volevo ripartire subito! Quindi sono ripartito e non sono ancora tornato.

Come sei finito a Madrid?
Questa è una lunga storia. Durante la ricerca di un nuovo progetto per ripartire dopo l’Erasmus, ho trovato un’associazione studentesca che si chiama AIESEC che, tra le altre cose, offriva stage all’estero, mi sono iscritto e sono partito per Taiwan lavorando per un’impresa nel settore dell’energia fotovoltaica. Dopo 6 mesi, però, mi accorsi che l’Asia non faceva per me. Non era facile abituarsi alle usanze e allo stile di vita di Taiwan. Così, sempre attraverso AIESEC, cercai un altro stage in Europa e venni selezionato per uno stage in Belgio in una multinazionale con sede a Bruxelles. Dopo un anno di stage mi assunsero a tempo indeterminato e dopo un altro anno avevo voglia di passare a un livello più operativo e lavorare in un altro paese. Mi candidai per un posto che si era liberato in Spagna (rimasto un grande amore dopo l’Erasmus) e mi assunsero. Da quel momento mi trasferii a Madrid.

Come ti trovi a Madrid?
Io a Madrid sto bene, è una città grande per i miei standard, molto “città” nel senso di strade grandi, traffico, caos, però alla fine se trovi i tuoi spazi si vive bene. A me sembra una città abbastanza facile da vivere, nel senso che ci sono città che quando arrivi  sono ermetiche, tutto sembra di difficile comprensione, non sai dove uscire, i trasporti sono un mistero, fare qualsiasi cosa diventa complicato. Mentre qui no, mi è sempre sembrato tutto abbastanza facile, forse però anche perché parlo fluentemente la lingua. In generala comunque i trasporti sono ottimi sia metro che bus, l’offerta culturale è vasta, la città è sicura e pulita, la gente mediamente accogliente quindi, in definitiva, mi sembra una buona città in cui vivere.

C’è un luogo di Madrid che ti piace particolarmente?
Ci sono due posti che mi piacciono in particolare, il Parque del Retiro e la Latina, tutti e due posti rilassanti.

Parliamo un po’ del tuo lavoro. Ci puoi spiegare in cosa consiste la tua professione?
Sono un product manager, cioè mi occupo del prodotto che nel mio caso sono forni piani e cappe principalmente. In soldoni, decido quali sono i prodotti più adatti al mercato spagnolo e portoghese e gli metto il prezzo. Poi seguo il processo di commercializzazione dalla produzione all’uscita dal mercato.

Che lingue ti vengono richieste sul lavoro?
In azienda parlo naturalmente spagnolo, quella è fondamentale. Poi viene richiesto l’inglese e adesso che siamo responsabili anche per il Portogallo stiamo imparando portoghese per relazionarci meglio con i nostri colleghi lusitani. Ovviamente essendo un’azienda multinazionale qualunque altra lingua è ben accetta e utile.

Torniamo indietro di qualche anno. Che cosa hai studiato in Italia?
Ho studiato economia e marketing internazionale all’Università di Modena  e poi ho fatto la laurea specialistica in management internazionale sempre a Modena.

Ti è mai passato per la testa di cercare lavoro in Italia? Credi che potresti trovare delle condizioni simili a quelle che hai ottenuto all’estero?
Prima di andare a Bruxelles cercai lavoro anche in Italia ma senza successo. In generale sì, ogni  tanto ci penso e non escludo che nel futuro possa accadere, però dubito che riuscirei a trovare le stesse condizioni. L’Italia e la Spagna mi sembrano paesi ancora un po’ gerarchici, dove contano più gli anni che le capacità; in Spagna sono stato fortunato perché venivo dal Belgio però in Italia, in questo momento, credo che sarebbe difficile mantenere le stesse condizioni della mia posizione attuale.

Causa crisi economica la Spagna non sta attraversando un bel periodo. Pensi che la situazione sia simile a quella che viviamo in Italia?
Io credo che qua in Spagna sotto l’aspetto del lavoro stanno peggio. La disoccupazione è molto più alta e si vede, la gente non trova lavoro e fa fatica soprattutto perché il sussidio di disoccupazione dopo 2 anni non viene più concesso. In città si nota meno, a Madrid per esempio la situazione mi sembra meno grave che in altre regioni della Spagna come Andalusia o Estremadura.

Da italiano che vive all’estero, che cosa ti manca dell’Italia?
Sicuramente la famiglia, gli amici e il cibo. Che  credo siano le tre cose che mancano a tutte le persone che vivono all’estero.

Un pregio e un difetto della Spagna?
Un pregio è sicuramente che si condivide molto di più e questo si nota soprattutto dal cibo. Il 90% delle volte che esci si ordinano piatti da dividere tra tutti, le famose tapas. Un difetto invece è che gli spagnoli sono abbastanza testardi e tendono a imporre le loro idee molto di più di quel che fanno le persone di altri paesi del nord Europa o del sud America.

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