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Generazione Erasmus e il sogno “Europa”

Scritto da Ivan Lo Giudice on . Postato in Vita da expat

bendati

La cosa che mi è sempre piaciuta dei film di James Bond è la capacità dell’agente segreto di Sua Maestà di adattarsi ai diversi paesi in cui si trova. Parla qualsiasi lingua senza che apparentemente gli interlocutori capiscano che è straniero, si adatta alle diverse culture e usanze, riuscendo sempre a passare inosservato tra gli abitanti del luogo. Un vero cittadino europeo a 360°. Certo, lo 007 del grande schermo è solo un’invenzione, la star indiscussa del suo genere e chissà come sono nella realtà i veri agenti segreti.

Sembra proprio che moltissimi giovani negli ultimi decenni abbiano risentito dell’effetto James Bond oppure chiamiamolo più correttamente effetto UE, cioè quella sensazione di poter diventare qualcosa di nuovo e migliore, ampliare i propri orizzonti a tutta l’Europa e diventare un vero cittadino europeo. La possibilità di viaggiare all’interno dell’Europa, la sensazione di avere mille porte davanti a sé, imparare lingue straniere, conoscere culture, andare oltre la dimensione nazionale e giungere al punto di non avere più un solo posto chiamato casa nel mondo. Tutto ciò è stato reso possibile dalla creazione della UE e da altri fattori quali l’abbattimento delle dogane, l’introduzione della moneta unica, la diffusione delle compagnie aeree low-cost e naturalmente il proliferare di progetti di mobilità per studenti e lavoratori. Tutto questo ha di fatto creato una nuova Europa, veramente percettibile dai cittadini nella loro vita di tutti i giorni e che ha cambiato il destino di molte persone.

Il fenomeno della cosiddetta generazione Erasmus rappresenta il risultato di tutti questi processi. Gli Erasmus non sono altro che studenti che hanno beneficiato di esperienze uniche, hanno trascorso lunghi periodi in paesi stranieri, studiandone la lingua e integrandosi alla realtà del nuovo paese, sviluppando una certa sensibilità al concetto di Europa unita.
L’Erasmus è sicuramente il più noto di vari progetti di mobilità, criticato da alcuni (soprattutto chi non lo ha fatto), ma caldamente appoggiato da tutti coloro che hanno avuto la fortuna di viverlo in prima persona. Non credo di esagerare dicendo che la generazione Erasmus rappresenta il primo esempio di popolo europeo perché al di là delle istituzioni e delle leggi, ciò che veramente unisce i popoli è l’esperienza comune, la condivisione di valori e la mutua conoscenza. Grazie a questi finanziamenti moltissimi giovani distanti chilometri dalle rispettive case e dalle proprie abitudini, si sono conosciuti, si sono confrontati nelle piccole sfide della vita quotidiana, hanno stretto amicizie che dureranno nel tempo e che già oggi creano una fitta rete di collegamenti invisibili che unisce Roma a Londra, Berlino a Sofia, Lisbona a Stoccolma… Qualcosa che va molto al di là di un freddo trattato internazionale.

Purtroppo, però, la crisi economica di questi anni sta mettendo in evidenza tutte le falle di un progetto nato su carta e attuato dai potenti d’Europa principalmente per ottenere benefici economici per gli stati membri. In un momento in cui questi benefici sembrano venir meno, salgono nuovamente alla ribalta gli interessi dei singoli stati, misure protezionistiche e diverse forme di nazionalismo che nei casi più gravi sfociano nella xenofobia.
Alcuni eventi recenti dimostrano chiaramente il disincanto di questi anni, l’allontanamento oggi più che mai da quel sogno europeo che sembra a un passo dallo scoppiare in aria come una bolla di sapone. Due casi emblematici sono le espulsioni di cittadini europei in Belgio e il referendum contro l’immigrazione in Svizzera.
Il Belgio, paese la cui capitale è stata beneficiata così tanto dalla nascita dell’Unione (creazione di istituzioni, posti di lavoro, internazionalità e sviluppo di nuovi quartieri della città), ora si sta adoperando intensamente per espellere quei cittadini europei che pare rappresentino un peso per il welfare nazionale. Certamente non si possono favorire forme di parassitismo sociale, ma è altresì importante non far di tutta l’erba un fascio perché tra le migliaia di persone che vengono espulse in questi giorni dal Belgio ci sono anche cittadini che ormai da anni vivono in Belgio, che hanno famiglia, che si sono integrati nella nuova realtà e che purtroppo stanno pagando le conseguenze di una crisi globale in cui i primi a pagarne le spese sono sempre i più deboli. Piuttosto che procedere a rapide espulsioni bisognerebbe cercare altre soluzioni nel rispetto delle persone coinvolte, senza dimenticare che storicamente i flussi migratori si sono spesso alternati da un paese all’altro a seconda dalla variazione delle condizioni economiche. Occorre non dimenticare per non commettere vecchi errori. Di questo passo viene da chiedersi se tra qualche anno verranno appesi cartelli alle porte con scritto “qui non sono graditi gli italiani” oppure annunci di lavoro in cui si invitano ad astenersi candidati spagnoli. Perché quel che è certo è che questa situazione di paura in cui ogni stato vuole tenersi stretta la sua ricchezza è l’habitat ideale di nazionalismi e xenofobia.
Che dire poi della Svizzera? Un recente referendum ha sancito l’applicazione di limitazioni all’immigrazione, definita,  “di massa”. La cosa peggiore è che una decisione così importante è stata presa nonostante una risicata maggioranza di appena il 50,3%.  Il fatto che la Svizzera, una confederazione in cui convivono culture molto diverse tra loro per lingua e tradizioni, abbia intrapreso questa marcia indietro non lascia presagire nulla di buono per il futuro. Altri stati seguiranno il suo esempio? Sicuramente i movimenti estremisti guarderanno alla Svizzera come a un modello da seguire.

In questo triste scenario che si prospetta cosa ne sarà della generazione Erasmus? Rimarrà un caso isolato, un tentativo di unire i popoli europei che non è andato oltre la prima fase di sperimentazione? Allo stato attuale delle cose, esiste la possibilità concreta che questa generazione sia stata solo un’illusione fatta di giovani sognatori che a un certo punto si sono sentiti mancare la terra da sotto i piedi. Probabilmente i prossimi mesi saranno fondamentali per capire il futuro dell’Europa, se la Svizzera verrà isolata e si troverà costretta a fare un passo indietro allora potremmo dire che la UE si dimostrerà una realtà imprescindibile, in caso contrario non è da escludere che altri stati decidano di abbandonarla.
Certo che sarebbe un grande spreco buttare nel cestino decenni di piccoli passi in avanti. Forse i tempi non sono ancora maturi per avere un’Unione Europea accettata da tutti, ma con il coinvolgimento della sempre più numerosa generazione Erasmus e la ripresa economica, forse non tutto andrà perduto e chissà, gli Stati Uniti d’Europa potrebbero non essere pura utopia.

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