• A soli 5 euro abbonati per 1 anno a Caboto per scaricare ogni mercoledì il PDF con tanti annunci di lavoro dall'Estero

Maurizio, fare impresa in Thailandia

Scritto da Ivan Lo Giudice on . Postato in Vita da expat

maurizio-thailandia

Maurizio Carapucci, imprenditore della provincia di Roma, dal 2009 gestisce un’attività in Thailandia, più precisamente a Bangkok. La sua azienda opera nel commercio di prodotti medicali e ospedalieri, e fornisce anche servizi di consulenza a quegli imprenditori che siano interessati ad entrare nel mercato thailandese. Tra business e stili di vita, Maurizio ci spiega quante siano le differenze culturali con le quali ci si scontra quando si decide di vivere in un paese lontano come la Thailandia. Ecco i suoi consigli per chi volesse seguirlo.

Come inizia la tua carriera di imprenditore?
Iniziò per puro caso, io ero nel settore vendite apparecchiature per ufficio, fax e fotocopiatrici. Decisi di mettermi in proprio e per caso lessi una rivista di prodotti medicali per la diagnostica. Così iniziai a contattare aziende produttrici in Asia. La società fondata da me nel 1995 in Italia è oggi gestita in totale autonomia da mia figlia che svolge egregiamente e con soddisfazione il suo lavoro. Ho fatto molti sacrifici sin dall’inizio e sono molto fiero che lei possa proseguire con il lavoro.

Da dove nasce l’idea di espandere la tua attività commerciale all’estero?
Sono sempre stato propenso a lavorare all’estero, il sistema lavorativo e imprenditoriale è totalmente diverso, più snello burocraticamente e con più agevolazioni. Quindi decisi dopo un anno di attività di dedicarmi completamente ai rapporti commerciali con l’estero.

In cosa consiste l’attività della tua azienda?
L’azienda thailandese si chiama Thaicare Co. Ltd e siamo nel settore commercio di prodotti medicali e ospedalieri, inoltre offriamo un servizio di consulenza per chi vuole iniziare un’attività in Asia. Siamo presenti in Thailandia, Laos, Cambogia, Myanmar, Malesia, Hong Kong, Singapore e Vietnam. In pratica offriamo la nostra esperienza alle aziende che vogliono investire qui, quindi dalla ricerca del cliente e delle strutture, alla valutazione delle potenzialità del cliente.

Le principali difficoltà che hai trovato nel primo periodo a Bangkok?
Come tutte le grandi metropoli, e come in tutti i popoli, ci sono i buoni e i cattivi. Bangkok ha le zone tranquille e quelle abbastanza pericolose e con tanti lati oscuri. Io non ho mai avuto problemi di nessun tipo. Il traffico è sicuramente un problema di questa città. Abituarsi e adeguarsi sono parole che devono essere tenute bene a mente ogni giorno se ti trasferisci qui.

Perché la Thailandia?
Avevo dei rapporti commerciali con un cliente thailandese già dal 2006 e continuamente mi proponeva di andarlo a visitare ma per impegni lavorativi avevo sempre rimandato. Alla fine nel 2008 mi decisi e partii per Bangkok, devo dire un po’ scettico come tanti. La Thailandia non è un paese conosciuto commercialmente, è noto per lo più per il turismo, quindi la maggior parte degli imprenditori si concentrano sul mercato della grande Cina.
Dopo una settimana frenetica di riunioni e tantissime cose da vedere e scoprire iniziai a pensare che in Asia ci fossero mercati forse meno conosciuti ma più vantaggiosi economicamente. Ho visitato strutture sanitarie all’avanguardia, ospedali simili ad alberghi a 5 stelle con tanto di cascate all’interno, fast food e grandi negozi di moda. Le strutture sanitarie sono in totale 1.420 di cui 420 sono private, in competizione tra di loro e quindi offrono i migliori servizi possibili, sia come prezzi che prestazioni. Ogni anno 4 milioni di persone vengono a farsi curare in Thailandia a costi competitivi: americani, europei, arabi e asiatici sono i clienti più interessati alle cure di questi stravaganti ospedali e cliniche. Uno dei più grandi ospedali statali, il King Hospital, è una città della medicina, dove più di 10.000 pazienti al giorno usufruiscono di queste strutture.
Visto tutto ciò, ho iniziato a fare più viaggi e a conoscere meglio la vera realtà economica thailandese. Il PIL è al +6,40, quindi in forte crescita. Inoltre la Thailandia ha una posizione strategica per l’import/export e Bangkok è ottimamente collegata al resto del mondo. Così dopo accurate ricerche di mercato e svariati contatti con il mondo imprenditoriale thailandese decisi nel luglio del 2009 di costituire una società thailandese.

Com’è stato il tuo primo approccio col business a Bangkok?
Ricordo molto bene il mio primo meeting con un professore di un ospedale molto prestigioso a Bangkok, il King Hospital. Ero accompagnato dal nostro responsabile delle vendite e dalla nostra esperta prodotti. Ovviamente da ingenuo e magari anche un po’ presuntuoso ho iniziato a parlare di marketing e altri aspetti tecnici. Il professore mi rivolgeva lo sguardo con attenzione e meraviglia, ma da quel momento in poi non sono più stato considerato. Parlava solo con i miei due colleghi ma non con me. Meravigliato chiesi ai miei colleghi come mai questo comportamento da parte del professore e la risposta fu che non ero ancora pronto e dovevo imparare ad ascoltare più che parlare. Dopo una settima altro meeting e altra delusione. Per ben 6 mesi le stesse identiche cose a tutti i meeting. La spiegazione che mi davano i miei colleghi era sempre la stessa, non ero ancora pronto, dovevo imparare ad ascoltare. Ovviamente ero distrutto nell’orgoglio e iniziavano a sorgere molti dubbi su come sarebbe stata la mia vita lavorativa, e non posso nascondere la quasi voglia di abbandonare tutto. Nel frattempo i sabati e le domeniche le dedicavo a capire la loro vita e cultura con il mio collaboratore Ohh (non è un’esclamazione, si chiama proprio Ohh, cioè cara persona e molto affezionata e protettiva). Siamo andati nei templi più sperduti e nei villaggi fuori Bangkok dove vivono solo thailandesi. Verso la fine del sesto mese, siamo ritornati dal professore dell’ospedale. Mi ha subito salutato, ci siamo seduti, ho ascoltato e di volta in volta un accenno da parte mia di consenso e di gratitudine e ovviamente un gran sorriso (un must qui in Thailandia). Il professore quindi iniziò a farmi domande sui prodotti, da quanto tempo lavoravo in Thailandia, ecc. Inizialmente non seppi rispondere, preso da un qualcosa dentro che sapeva di ricompensa dopo tanti sacrifici e nello stesso tempo di rispetto da parte sua. Il meeting durò ben due ore e alla fine ci salutammo con rispetto e amicizia. Non posso ovviamente descrivere a parole le emozioni che ho sentito dentro di me.

Quanti dipendenti conta l’azienda?
Ad oggi abbiamo 15 dipendenti, sales manager ed export.

Il personale è interamente tailandese?
Tutto il nostro personale è thailandese. Sono persone affidabili e molto fedeli. La Thailandia viene anche chiamata the land of smile ed è un piacere lavorare con loro, sempre sorridenti e ligi al loro lavoro. Faccio anche presente che la legge impone l’assunzione di 5 dipendenti thai. Ovviamente questo serve a tutelare le assunzioni locali e sinceramente sono d’accordo. Probabilmente dovremmo usare queste leggi anche in Italia!

Che lingua parli sul lavoro?
Parlo bene l’inglese e un po’ di thai. Il thailandese è di per sé un popolo molto timido, questo probabilmente perché la Thailandia non è mai stata conquistata da altri popoli e quindi risentono molto del proliferare di aziende estere. Diciamo che il progresso corre un po’ più di loro. La maggior parte dei giovani sono laureati e quindi la lingua inglese viene insegnata nelle scuole ma in modo abbastanza superficiale. Diciamo che parlano un inglese/thai!

Da quanti anni vivi a Bangkok? Come descriveresti in poche parole questa grande città del sud-est asiatico?
Vivo a Bangkok ormai da quasi 5 anni. La Thailandia è tutta bella, dal nord al sud alle isole. La Thailandia, però, non è solo turismo come tanti possono pensare, diciamo che il turismo è la cosa più semplice da fare. Ristoranti, pub, pizzerie, resort e centri termali sono ovunque. Per il nostro tipo di lavoro invece la città più indicata è Bangkok, una metropoli con i suoi 13 milioni di abitanti tra residenti e non che tutte le mattine vengono a lavorare in città dalle periferie. Inizialmente è stata veramente dura, traffico inimmaginabile, per percorrere 5 km a volte ci si può impiegare un’ora o più. Fiumi di macchine silenziosi, nessuno usa il clacson perché indice di maleducazione. Inizialmente come tutti i turisti venuti in Thailandia ero impaziente quando ero in auto, mi facevo tante domande, poi inutili, se si sceglie di vivere con loro allora lasciati trascinare dal sistema, che a volte condivido e ovviamente come europeo a volte no. Diversa cultura, religione e usanze. Il thailandese non è diretto come lo siamo noi, è molto riservato e conservatore, ma allo stesso tempo con voglia di conoscere e imparare. Bangkok offre tutto, ma bisogna saperla apprezzare per quello che è, con i suoi dislivelli sociali, ghetto e zone residenziali, le migliori catene alberghiere al mondo e i peggiori ostelli, odori inconfondibili di spezie aromatiche, mercatini con ogni genere di cibo, dal più prelibato al peggiore animale che si possa immaginare. Poi la concentrazione di multinazionali è davvero incredibile, c’è il lusso frenetico e la povertà assoluta.

Torni spesso in Italia?
Una volta ogni 3-4 mesi.

Oltre alla famiglia, ti manca qualcos’altro dell’Italia?
La maggior parte degli italiani direbbe il cibo, in parte è vero anche se a Bangkok ci sono degli ottimi ristoranti italiani. Poi è anche vero che nel mondo ci sono svariati tipi di cibo che possono piacere o meno, forse tanti amano i nostri prodotti ma dobbiamo anche tenere presente che non siamo solo noi italiani a far parte del mondo. Al di fuori della famiglia, direi non mi manca altro. Riesco ad adattarmi bene.

Consiglieresti ai tanti giovani italiani che non trovano lavoro di cercare fortuna a Bangkok?
Lo consiglierei a tutti, non solo ai giovani, a tutti quelli che sono stanchi di sottostare alle imposizioni dei nostri governanti, ma questa è un’altra storia. Bisogna però riflettere bene e partire consapevoli di quel che ci aspetterà.

Qualche consiglio su come prepararci a un cambiamento così radicale?
Prima di compiere il fatidico passo, come tanti altre persone che hanno deciso di trasferirsi all’estero consiglio per prima cosa di essere consapevoli che la villeggiatura è una cosa e il trasferirsi a lavorare è un’altra. La Thailandia, come Cina, Malesia e tutta l’Asia non sono paesi europei o gli Stati Uniti o il sud America. L’Asia è una cosa a sé e bisogna essere molto consapevoli che lingua, usanze, alimentazione, igiene, religione e tante altre cose sono assolutamente diverse dalle nostre. Andate nel paese da voi scelto e visitatelo, più di una volta, ricordate che non sarà una eterna villeggiatura. Quindi andate una, due, tre e anche quattro volte. Chiedete informazioni, sondate, se avete intenzione di iniziare un’attività sarebbe bene provare a lavorare per un po’ di tempo per capire qual è la situazione nella realtà di ogni giorno. State tra i locali, visitate zone e città dove la maggior parte sono locali, solamente così capirete il vero sistema. In Thailandia, ma il discorso può essere generalizzato agli altri paesi asiatici, è fondamentale venire accettati.

Una cosa che ti piace particolarmente della Thailandia?
Il sorriso della gente. Il sorriso è una grande cosa che li accomuna tutti a differenza nostra, dove in Italia, purtroppo, sembra che sia la rassegnazione ad accomunare la gente. Un sorriso non costa nulla e dà un sereno senso di gioia e accoglienza. Vi verrà sicuramente da chiedervi se vi prendono in giro ma non è così. È la loro teoria di vita, sorridere e far felici altre persone. Facile no?

bangkok2 bangkok3 bangkok1

Tags: ,

Trackback dal tuo sito.

Lascia il tuo commento