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Svizzera, si chiude

Scritto da Redazione on . Postato in Varie

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La Svizzera volta pagina e si prepara ad introdurre norme restrittive per l’immigrazione. Con  il 50,3% dei “sì” ieri, domenica 9 febbraio, è passato il referendum “Contro l’immigrazione di massa” indetto dall’Unione democratica di centro (Udc Svp).

Secondo gli estensori della proposta  “ogni anno giungono in Svizzera oltre 80 mila cittadini dell’Ue ed è quindi necessario porre dei freni”: da qui la proposta referendaria di introdurre delle quote annuali di lavoratori stranieri e quindi di limitare la libera circolazione delle persone con i paesi membri dell’Unione Europea, superando il principio sancito dall’accordo UE-Confederazione Elvetica entrato in vigore nel 2007. L’accordo garantiva pari diritti tra i cittadini dell’Ue residenti in Svizzera e i lavoratori locali.

Questo risultato rischia di compromettere la serenità dei rapporti tra le due entità: la Commissione Europea ha dichiarato infatti che “l’esito favorevole del referendum potrebbe far affondare una serie di accordi con l’Ue, soprattutto dal punto di vista economico”, anche nel senso di “una restrizione degli accordi commerciali”. Dal canto suo Wolfgang Schaeuble, ministro delle Finanze tedesco, ha prospettato un raffreddamento dei rapporti con il paese elvetico, di cui la Germania è il primo partner commerciale. Per capire quanto la questione possa preoccupare i governanti della Confederazione basti pensare che la metà circa delle esportazioni svizzere è destinata al mercato unico europeo.
Il risultato del referendum contro l’immigrazione di massa fotografa una realtà piena di chiaroscuri e di differenze interne, a partire da quelle geografiche. Se infatti i cantoni francofoni si sono schierati generalmente contro le quote, i cantoni in lingua tedesca si sono dimostrati divisi, e il Canton Ticino ha votato a favore del ritorno delle restrizioni sugli ingressi dei lavoratori stranieri.

Ma cosa succederà adesso?
Non è ancora chiaro quali saranno i prossimi passi del comitato promotore del referendum contro l’immigrazione di massa. In teoria – commenta Libération di oggi – il Consiglio federale ha tre anni di tempo per depositare un progetto di legge che tenga conto dell’assunto principale della campagna: una gestione autonoma dell’immigrazione, senza interferenze da parte di Bruxelles. Il testo chiede di introdurre contingenti annuali per i lavoratori, compresi i cittadini Ue, i frontalieri e i richiedenti asilo. Queste quote dovranno essere fissate in funzione “degli interessi economici globali della Svizzera e del rispetto della volontà popolare”.

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