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Un latinense nelle Fiandre

Scritto da Ivan Lo Giudice on . Postato in Vita da expat

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Alfonso, 26 anni, da Latina ha deciso di trasferirsi nelle Fiandre. Tutto è iniziato con un progetto europeo, un anno a Mechelen per studiare il nuovo paese, ambientarsi e capire che faceva al caso suo. Poi l’opportunità di rimanere in Belgio, il trasferimento ad Anversa e una certa tranquillità economica che in Italia sarebbe stata difficile da raggiungere. Non ha abbandonato la passione per la scrittura, infatti collabora con varie riviste online dove racconta l’esperienza di essere un italiano nelle Fiandre, un’esperienza felice la sua e invita a seguirlo. Un consiglio spassionato: nederlands spreken, alstublieft.

Alfonso, vivi in Belgio da oltre un anno. Come è iniziata la tua nuova vita nelle Fiandre?
È iniziata con la firma di un contratto di lavoro e a seguire la firma del contratto di affitto qui ad Anversa. In poche settimane la mia vita è del tutto cambiata. Inizio della vita professionale e una nuova città. Bellissima, la più bella del Belgio, ma non facile, come tutte le città abbastanza grandi.

La tua prima impressione sul Belgio?
Assolutamente positiva. L’Europa, pur mantenendo ogni stato le proprie tradizioni e peculiarità, credo stia diventando una grande nazione. O almeno così viene avvertita da molti della mia età. Quindi non ho sofferto nessuno shock culturale e trasferirmi qui anche dopo la mia esperienza come volontario non mi ha provocato traumi. In generale, mi sembra un bel paese dove vivere. Sicuramente molte cose sono migliorabili, ma nel complesso sto bene qui.

Hai sempre vissuto ad Anversa?
Ho vissuto esattamente un anno a Mechelen e da ottobre 2013 vivo ad Anversa.

Quali sono i principali pro e contro di queste due città?
È difficile trovare un contro quando penso a Mechelen. Stiamo parlando di una città di circa 80.000 abitanti quindi alla lunga potrebbe diventare noiosa. Ma i centri di queste dimensioni sono ideali per vivere. O almeno, è la mia dimensione ideale. Ci sono molti negozi, le più conosciute catene commerciali del Belgio e non solo (Hema, Casa, Kruidvat, H&M, Media Market), tutti i servizi di cui hai bisogno (dal comune alle banche, fino ai supermercati), spazi verdi, ed è tutto a portata di mano. Tutto è raggiungibile in dieci minuti di bicicletta. Poi c’è un forte senso di appartenenza, tutti sono orgogliosi di essere mechelaar. Ed è una città bellissima.
Anversa è sicuramente un’altra dimensione. Stiamo parlando della seconda città del Belgio con i suoi 500.000 abitanti. C’è tutto ciò di cui hai bisogno, dalle discoteche ai concerti, ogni tipo di negozio, di ristorante, di museo ed è una città davvero molto bella. Ma come tutti i centri abbastanza grandi può risultare un po’ dispersiva nel senso che i tempi si allungano e tutto non è raggiungibile in dieci minuti di bicicletta. Poi la burocrazia risulta essere molto più lenta e ingolfata (per una registrazione al comune di Mechelen bastano due ore, ad Anversa tre mesi). Il problema maggiore riguarda le periferie: ci sono quartieri che paiono abbandonati a loro stessi. Quartieri abitati solo da immigrati. E anche il traffico in entrata e in uscita dalla città è un problema, soprattutto nelle ore di punta.

La tua prima vera e propria esperienza in Belgio è stata da volontario? Un progetto europeo?
Sì, il progetto si chiama Servizio Volontario Europeo. In breve, si tratta di un progetto finanziato dall’Unione Europea tramite il programma “Youth in Action”. Requisiti: avere tra i 18 e i 30 anni e una basilare conoscenza della lingua inglese. Diritti: assicurazione sanitaria, corso di lingua, contributo mensile per le spese, vitto, alloggio e viaggio di andata e ritorno rimborsato al 90%. Consiste in 35 ore settimanali di lavoro presso un’associazione. Ce ne sono di tutti i tipi: dall’assistenza ai disabili alla cura degli animali marini feriti. Nelle 35 ore sono comprese anche quelle passate sui banchi del corso di lingua. Per candidarsi basta trovare un’associazione di invio, cioè un’associazione italiana che aiuti nelle pratiche per la partenza, e cercare un progetto attraverso il database SVE. Infine, inviare curriculum e lettera di motivazione, tutto in inglese, e aspettare di essere selezionati.

Come giudichi la tua esperienza SVE? È stata un buon trampolino di lancio per conoscere la realtà del territorio e decidere di rimanerci una volta ultimato il progetto?
In questo senso sì. Lo SVE ti permette di vivere la città che ti ospita. A differenza dell’Erasmus in cui finisci per frequentare solo università, altri Erasmus e feste Erasmus. Rimani un po’ chiuso nel tuo ambiente e i contatti con i locali sono sporadici. Lo SVE in questo senso è diverso. E conoscere una nuova città, cultura, stile di vita ti permette di capire veramente se sei in grado e se vuoi vivere in un nuovo paese. Vivi la realtà giorno per giorno, la vita reale non quella filtrata dal racconto di amici, amici di amici, articoli di giornale, film. Basta pensare solo alla lingua: dopo un anno a Mechelen ho migliorato molto l’olandese ed ho sostenuto un colloquio di lavoro anche in nederlands.

Avevi studiato olandese in Italia all’università o a scuola?
No, quando sono stato selezionato per lo SVE ho trovato un’insegnante madrelingua. Così prima di partire per Mechelen avevo alle spalle una quarantina di ore di studio che si sono rivelate utilissime.

A un certo punto decidi di rimanere in Belgio e di cercare lavoro. È stata dura trovarlo?
Ho iniziato a cercare lavoro ad aprile ed ho iniziato a lavorare il 17 giugno. Ho fatto un solo colloquio di lavoro e mi hanno selezionato. È stata dura nel senso che man mano che passavano i giorni e man mano che non ricevevo risposte positive, si avvicinava la fine della mia esperienza come volontario europeo. Molte volte ho pensato che non sarei mai riuscito a trovare un impiego qui in Belgio e ormai la ricerca di un lavoro mi impiegava per almeno quattro ore al giorno. In questi casi l’unica cosa che puoi fare è non abbatterti, non rinunciare, cercare, cercare e parlare con chiunque incontri di lavoro perché non si sa mai, alla fine la persona più insospettabile ti può dare una mano o un consiglio utile. Alla fine ho ricevuto una chiamata da un’agenzia interinale a cui avevo inviato un’e-mail per candidarmi a un lavoro che pubblicizzavano. Ho sostenuto un colloquio con loro, ho passato questo primo scoglio ed ho sostenuto un secondo colloquio con quella che ora è la mia manager.

In cosa consiste il tuo lavoro?
Sono un order processor. Lavoro in un’azienda leader nella produzione e commercializzazione di diversi tipi di camera. Dalle camere termiche a quelle di sorveglianza, fino a quelle che usano i pompieri negli incendi. L’azienda è quotata nella borsa americana ed impiega circa 3.500 persone. Io mi occupo dei clienti italiani, dell’area Balcani-sud Europa e dei clienti olandesi. Raccolgo gli ordini dei clienti, seguo le fasi che vanno dalla richiesta di una camera alla spedizione della stessa.

Torniamo indietro di qualche anno. Che cosa hai studiato in Italia?
Laurea triennale in letteratura italiana alla Sapienza e laurea magistrale in giornalismo ed editoria sempre alla Sapienza.

Una volta ottenuta la laurea in giornalismo era impossibile trovare lavoro nel tuo settore in Italia?
In realtà io non ho mai inviato nemmeno una domanda di lavoro in Italia quindi non posso parlare per esperienza personale, però da quello che ho visto, che vedo e che mi raccontano nessuno di quelli che si è laureato con me ha trovato un vero lavoro nel mondo del giornalismo. Collaboro con alcune testate tra le quali il web magazine Pauranka, ma più che altro sono hobby, collaborazioni amichevoli.

Spesso in Italia si parla del nord Europa in questi termini: paesi ricchi di opportunità per i giovani, tutti parlano inglese e non serve imparare altre lingue, gli stipendi sono elevati, la qualità della vita è molto alta e generalmente si lavora meno ore rispetto all’Italia. Qual è la tua opinione al riguardo?
Prima di tutto, credo che il Belgio non faccia parte del nord Europa ma piuttosto dell’Europa centrale, a differenza di quello che tutti pensano in Italia. Poi, in generale quello che dico a tutti i miei amici è: non fatevi un’idea di un paese dopo esserci stati in vacanza. Proprio perché si è in vacanza tutto sembra più bello. Pensa solo all’Italia: passare cinque giorni di vacanza in Italia è il massimo! Le cose, quando vivi in un paese, sono molto diverse. In Belgio tutti parlano inglese, vero, ma se vuoi un buon lavoro devi parlare un buon olandese e spesso sapere tre lingue non basta. Gli stipendi sono elevati sì, ma non ti ricoprono d’oro e anche le spese sono elevate. Non è vero che si lavora meno, o almeno in ufficio sono le classiche otto ore al giorno. La qualità della vita è alta ma i problemi non sono pochi.

Qualche falso mito da sfatare?
In Belgio c’è molto traffico e quando devi prendere l’autostrada rischi di passare un paio d’ore al giorno chiuso nella tua macchina. La scorsa primavera è bastata una nevicata fuori stagione a marzo per bloccare i trasporti in tutto il paese. La burocrazia sa essere molto lenta (mi riferisco ad Anversa e non Mechelen) e nelle grandi città ci sono quartieri-ghetto in cui non andrei mai e poi mai a vivere. Poi, non è vero che a 18 anni i genitori ti sbattono fuori di casa. Ad esempio, è vero che moltissimi giovani frequentano l’università in un’altra città ma visto che nelle Fiandre tutto è raggiungibile in un’ora di treno, il fine settimana tornano a casa dai genitori. E trovare lavoro non è facile. Non è facile per nulla ora come ora.

Quindi la crisi economica è purtroppo d’attualità anche in Belgio?
Sì. Trovare un lavoro che ti permetta di vivere autonomamente non è facile.

Quali sono le principali differenze che da italiano è meglio sapere prima di trasferirsi in Belgio?
Il clima è come ti immagini il clima belga: pioggia, inverni non polari ma comunque non mediterranei, poca luce. Ma l’estate è perfetta: non rovente e il sole rende le Fiandre un posto incantevole dopo il lungo inverno. Differenze culturali ci sono e bisogna avere molto spirito d’adattamento. Qui sono più distanti e trovare amici fiamminghi non è facilissimo. Non aspettatevi baci e abbracci dopo cinque minuti di conoscenza. Aspettatevi una certa distanza anche dopo diversi incontri. E questo non è necessariamente negativo, anzi. Lo stile di vita è molto più rilassato e meno frenetico, ad esempio  dopo le 18 tutti i negozi chiudono e le città diventano delle città fantasma. Stesso discorso vale per la domenica: tutto serrato, solo qualche ristorante e pub rimane aperto.

Consigli mai ai tuoi amici italiani di raggiungerti in Belgio e cercare lavoro lì?
Assolutamente sì. In Belgio si vive bene, come ho detto ci sono problemi e non cade oro dal cielo, ma si vive molto bene e anche se si sente la crisi, la situazione generale è decisamente migliore di quella italiana. Per quel che riguarda la ricerca di lavoro nelle Fiandre, consiglio di controllare il sito dell’agenzia di collocamento fiamminga, raccoglie tutte le offerte di lavoro in Belgio, appartiene al governo fiammingo quindi ha anche una “certificazione” istituzionale. Poi fare un giro nelle agenzie interinali che a volte lavorano molto bene. Per quel che riguarda le lingue, l’inglese può anche bastare ma è davvero difficile trovare lavoro se si conoscono solo due lingue. Sicuramente, avere una buona base di olandese permette di candidarsi a molti più posti di lavoro.

Tre cose che ti piacciono del Belgio?
Lo stile di vita molto tranquillo e rilassato, come le persone. La vita è meno stressante, meno frenetica. Penso ci sia una correlazione tra questo e l’uso della bicicletta. I dolci, la cioccolata e la birra sono eccezionali. E anche alcuni piatti tradizionali sono stati una sorpresa positiva. Le città, almeno quelle fiamminghe, sono tutte molto belle: Bruges, Anversa, Gent, Mechelen, Lovanio. Ma anche centri più piccoli come Lier. E sono tutte raggiungibili in un’ora di treno, spendendo una decina di euro tra andata e ritorno. Ideali per una visita in giornata.

Cosa ti manca dell’Italia?
Ovviamente gli amici e la famiglia. Poi aggiungerei una buona pizza e prodotti tipici come la provola o il panettone fatto a regola d’arte. Quello che mi manca di più è però la mia città, Latina. Dove camminavi per strada ed eri sicuro di incontrare qualche amico. E mi mancano i miei luoghi, come il mare d’inverno. Mi manca la mia famiglia nel senso che a volte vorrei tornare a casa dopo una giornata di lavoro e poter cenare tutti insieme. Oppure vorrei stendermi sul divano e guardare una partita con mio padre e mio fratello. Mi spiace non poter veder crescere mia sorella che adesso ha 12 anni e mi manca non poter vedere i miei genitori ogni giorno.

Dove ti vedi tra 10 anni? In Belgio o in Italia?
Forse in Belgio, o comunque all’estero. Non in Italia.

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