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Una violinista a Liegi

Scritto da Ivan Lo Giudice on . Postato in Vita da expat

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Laura, 28 anni, originaria della provincia di Treviso, dopo aver studiato violino per molti anni decide di trasferirsi in Belgio dove prosegue il suo percorso didattico e ottiene l’abilitazione all’insegnamento. Vive a Liegi, una delle principali città della Vallonia, la regione francofona del Belgio. Ecco la storia di una violinista ambientatasi alla perfezione al suo nuovo paese e che torna spesso e volentieri in Italia, ma solo per le vacanze.

Laura, ormai vivi in Belgio da tre anni. Cosa ti ha portata a Liegi?
Ho deciso di trasferirmi in Belgio per due ragioni. La prima è strettamente personale, ovvero per iniziare la convivenza con il mio fidanzato belga, conosciuto qualche anno prima. La seconda ragione è legata alla mia professione di musicista, volevo proseguire i miei studi di violino in Conservatorio a Liegi e conseguire il Master didattico. Finiti gli studi in Italia nel 2010, ho quindi pensato che era arrivato il momento di iniziare un nuovo capitolo della mia vita all’estero.

Hai terminato gli studi di violino? Che prospettive ti offre questo percorso per il futuro?
Ho terminato i miei studi lo scorso mese di giugno. Ho scelto di conseguire il diploma di Master didattico (l’equivalente del Biennio nel sistema universitario italiano) perchè durante il mio percorso di studi ho capito che mi sarebbe piaciuto insegnare musica, in modo particolare ai bambini e agli adolescenti. Le prospettive di impiego che offre il mio percorso di studi sono legate principalmente all’insegnamento; nel mio caso specifico, mi piacerebbe insegnare violino e propedeutica musicale nelle scuole di musica che qui in Belgio si chiamano académies. Sono scuole che offrono una preparazione musicale e strumentale adeguata a partire in genere dai 5 anni d’età e che consentono l’accesso agli studi in Conservatorio. Anche l’insegnamento dell’educazione musicale nelle scuole pubbliche sarebbe un’ottima opportunità per far conoscere la musica agli studenti più giovani.

Come te la cavi con il francese? È richiesta una certificazione linguistica per frequentare il Master didattico?
Appena arrivata in Belgio, il fatto di non conoscere il francese mi ha procurato qualche difficoltà nella comunicazione. Mi ha aiutato molto la frequenza dei corsi complementari che dovevo seguire il primo anno in Conservatorio, come storia della musica, diritto, filosofia. Ho imparato velocemente anche grazie al fatto di essere sempre a contatto con gli studenti e i professori e di dover esprimermi esclusivamente in francese. Durante il primo anno di frequenza del Master didattico, è richiesto il superamento di un esame di francese che ha lo scopo di certificare l’effettiva conoscenza della lingua in cui si dovrà svolgere la professione di insegnante.

Che impressione ti ha fatto il Belgio la prima volta che sei arrivata?
Avevo iniziato a frequentare il Belgio sporadicamente qualche anno prima di decidere di venire a vivere a Liegi. Ho sempre visto il Belgio come un paese molto particolare per diverse ragioni. La più evidente è la convivenza tra le due comunità da cui è composto, linguisticamente e culturalmente molto diverse, la Vallonia e le Fiandre. La mia esperienza si limita alla regione francofona, più vicina alla cultura latina da cui provengo. L’impressione è stata positiva, anche se il meteo non aiuta di certo il buon umore. Per fortuna che c’è il cioccolato belga a rinfrancare il morale!

Come descriveresti Liegi? Quali sono i tuoi posti preferiti?
Liegi è una città da scoprire. È incorniciata da dolci colline e attraversata dal fiume Mosa. È una città universitaria, culturalmente vivace e nasconde degli angoli davvero suggestivi. Consiglio assolutamente una passeggiata in Place Cathédrale e Place Saint Lambert durante il periodo natalizio, per visitare i mercatini di Natale e fermarsi a bere un bicchiere di vin chaud, la versione belga del nostro vin brulé. Un’altra occasione per visitare la città è la passeggiata che viene organizzata ogni anno il primo sabato di ottobre. Si tratta della Nuit des Coteaux, un percorso a lume di candela nella parte più antica della città, la citadelle. Un posto per andare a bere qualcosa in compagnia? Ci sono tanti bei locali nella zona detta le carré (il quadrato), un incrocio di viuzze in cui è bello perdersi e vivere la vita notturna della città. Famoso il pequet di Liegi, un liquore simile alla grappa di tanti gusti diversi.

Spesso noi italiani invidiamo i cittadini del nord Europa perché vivono in paesi che hanno molte opportunità per i giovani, stipendi elevati e alta qualità della vita. Qual è la tua opinione al riguardo?
Penso siano paesi con una mentalità diversa da quella italiana. Sono paesi molto più aperti ai giovani e pronti a dar loro fiducia. Ho osservato che in Belgio i giovani generalmente ottengono la loro indipendenza economica molto prima rispetto ai loro coetanei italiani. Spesso i giovani escono di casa per intraprendere gli studi universitari e una volta laureati trovano impiego abbastanza rapidamente. C’è un sistema che favorisce l’inserimento professionale, per esempio sgravi fiscali e incentivi per le imprese che assumono giovani laureati e disoccupati. La media degli stipendi è effettivamente più alta e la qualità della vita è decisamente buona. La burocrazia è snella e i tempi di attesa molto più brevi rispetto a quelli italiani. Credo che questa immagine dei paesi del nord Europa sia effettivamente supportata dalla realtà dei fatti.

Quindi non si avverte molto la crisi? I giovani belgi trovano lavoro facilmente?
La situazione del mercato del lavoro dipende molto dal settore considerato. Ci sono settori in cui vi è carenza di personale, uno di questi è quello dell’insegnamento, soprattutto elementare e quello delle lingue straniere come inglese e fiammingo. Altre aree sono fortemente in crisi, quello dell’industria pesante per esempio. Se dovessi riassumere, direi che in generale la parte del Belgio che offre maggiori opportunità lavorative sono senza dubbio le Fiandre. Non direi che per i giovani sia facile trovare lavoro in Belgio, ma credo che in questo paese la perseveranza e le capacità personali alla fine vengano premiate.

Tenendo conto della situazione che hai appena descritto, quale profilo dovrebbe avere l’italiano o italiana che volesse trasferirsi in Belgio?
La conoscenza delle lingue straniere credo sia molto importante. L’inglese è conosciuto bene dalla popolazione, soprattutto nelle Fiandre e a Bruxelles. Inoltre è molto richiesta la conoscenza del fiammingo. Credo che gli studi di tipo economico e giuridico offrano buone opportunità di inserimento lavorativo, ma anche le professioni mediche sono alquanto richieste. Anche il settore culturale offre buone prospettive, soprattutto concentrate a Bruxelles, grazie ai teatri, musei, centri culturali ed educativi. E poi tutte le professioni richieste dalle istituzioni europee. Intraprendenza e tenacia sono a mio avviso le qualità personali che vengono meglio ricompensate.

Quali sono le principali differenze che è meglio conoscere prima di trasferirsi in Belgio?
Per quel che riguarda la regione in cui vivo, la Vallonia, il clima è molto più piovoso rispetto all’Italia. Ci sono differenze nello stile di vita, nel modo di socializzare e di rapportarsi con gli altri. Per esempio, qui il tono della voce è molto più basso. Ricordo all’inizio che le persone mi chiedevano di parlare con un tono di voce più basso! In generale però le differenze non sono così marcate, forse appunto perché la parte francofona è più vicina alla cultura latina. Le persone sono socievoli e alla gente piace far festa e divertirsi.

Mi sembra che ti sia inserita molto bene a Liegi, ti piace la città, hai frequentato il Conservatorio e ora hai tutte le carte in regola per insegnare musica. Ci sono comunque delle cose che ti mancano dell’Italia?
Si sente sempre un po’ di nostalgia per il proprio paese. Sento la mancanza a volte della mia famiglia, dei miei amici e delle persone con cui ho condiviso parte della mia “vita italiana”. E poi sono i posti del cuore a mancarmi, i luoghi in cui ho vissuto e ho studiato. Torno comunque spesso in Italia, durante le vacanze a far visita a famiglia e amici.

Pensi mai di tornare in Italia in futuro?
Non escludo di tornare a vivere in Italia un giorno, ma non è nei miei progetti al momento. Penso che la mia vita lavorativa sarà qui in Belgio. Per ora l’Italia rappresenta il mio personale buen retiro nei periodi di vacanza.

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