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Berlino in bicicletta

Scritto da Monica Grasso on . Postato in Diari, Vita da expat

bici

La mia è una notizia di servizio appena sussurrata, perché vorrei scongiurare un inatteso ma non imprevedibile colpo di coda dell’inverno, ma – udite udite – a Berlino è arrivata la primavera! E, in barba ai tetri pronostici disfattisti di fine estate scorsa, ha addirittura fatto il suo glorioso ingresso con notevole anticipo.

L’inverno infatti, quest’anno insolitamente parco, ha dato timidi segni della sua presenza con una sola settimana di 10/15 gradi sotto lo zero e abbozzate spruzzatine di candida neve, strade ghiacciate e scivoloni di rito prontamente immortalati dalle fameliche telecamere dei notiziari teutonici. Dopodiché temperature miti e ore ininterrotte di sole, quello vero, che quasi scalda e non si fa solo intravedere tra le cupe nubi che sono solite sovrastare la città.

Si noti che per miti intendo temperature comprese tra i  -4° e i +6 gradi, perché per chi vive a Berlino da più di due anni e soprattutto è sopravvissuto all’impietoso freddo dell’anno scorso, i -2° sulla colonnina di mercurio sono da considerarsi un inverno bonario.
Già da qualche settimana le passeggiate tra i viali alberati vengono allietate da chiassosi cinguettii, i bar e le gelaterie hanno aperto le loro terrazze mettendo a disposizione degli avventori sedie e tavolini baciati dal sole e, incredibile a dirsi, i profumi tipici della bella stagione sono già palpabili e inebriano gli increduli ricettori olfattivi di noi berlinesi adottivi e non.

Inutile dirlo, come per molte altre città del Nord Europa anche a Berlino primavera è sinonimo di bicicletta. È una tacita regola oltre che una sana ed esemplare abitudine.
Io ora posso considerarmi un’esperta in materia, mi destreggio con invidiabile maestria tra le vie cittadine, schivando passanti ed eludendo pericoli con l’abilità di un professionista, ma prima di acquisire cotanta abilità (e modestia) mi ci è voluta un’eternità. E credo che per chi come me viene da una piccola città, l’impatto con questa “cultura della bicicletta” da grande città sia a dir poco traumatico. Basta metter piede per la prima volta sul suolo berlinese per capire che a dettar legge sulle strade di questa città siano i ciclisti, creature spietate e inarrivabili il cui scopo sembra essere quello di conquistare le vie della capitale, a costo di mietere vittime tra gli innocui passanti.

E così passi i primi mesi a guardarli con timore misto ad ammirazione, sperando che un giorno la ciclabile possa diventare anche per te il red carpet su cui sfilare incurante di tutto e tutti. Li osservi, studi le loro mosse, inizi a capire le loro regole e, dopo un’attenta riflessione, decidi provarci e buttarti anche tu sulla striscia rossa che costeggia ogni carreggiata della città.

Come prima cosa sai che dovrai munirti del mezzo di locomozione tanto ambito, facilmente reperibile nelle migliaia di negozi di cui la capitale pullula, su ebay o, molto più semplicemente, tra le bancarelle dei più rinomati Flohmarkt, dove mercanti dalla dubbia affidabilità te lo venderanno a modico prezzo. Assieme ad esso avrai la premura di acquistare un catenaccio che possa assicurarti una lunga vita a fianco della tua nuova compagna. Essendo poi il furto di biciclette uno sport assai praticato, ti farai rilasciare una ricevuta o un documento che attesti che la bici è di tua proprietà, onde evitare scomodi malintesi con la polizia. Ed ecco fatto: sei pronto.

Una controllatina ai freni e alle luci, una scaramantica scampanellata ed eccoti qui, in sella al tuo nuovo destriero in procinto di imboccare la ciclabile. Indugi sui pedali mentre ciclisti molto più esperti di te ti sfrecciano davanti al naso da ogni direzione, tagliando l’aria e facendoti sperare di non aver mai preso questa folle decisione. E se mi cade la catena? E se non sono abbastanza veloce? E se non freno in tempo? Dubbi che un mese prima, pedalando sereno per strade della tua città, non erano minimamente affiorati alla tua mente. Ma ormai sei qui, non è più tempo di ripensamenti.

Con la coda dell’occhio vedi sopraggiungere da lontano un corteo di ciclisti. A occhio e croce hai una trentina di secondi per immetterti nella ciclabile. Scatta il verde. È questo il momento: un respiro profondo, le mani salde sui manubri, i tuoi piedi si sollevano per appoggiarsi uno dopo l’altro sui pedali. Il piede sinistro esercita energico la prima pressione, l’altro lo segue deciso, una pedalata poi un’altra ancora, il ritmo diventa più fluido e rilassato e con lui i tuoi nervi. La velocità aumenta e i semafori, verdi al tuo passaggio, sembrano stare dalla tua e fare il tifo per te. La strada si fa scoscesa ma ormai nulla ti fa più paura, anzi, continui a pedalare spavaldo e sprezzante dei pericoli. Il battito del tuo cuore, sebbene sotto sforzo, si fa regolare e un sorriso si apre involontariamente sul tuo viso.

La città sembra fermarsi al tuo passaggio e ti sembra quasi di vederli, gli sguardi di ammirazione dei passanti fissi su di te, il nuovo signore della pista amaranto. Dannati pedoni che intralciano la tua strada e ti obbligano a rallentare! Ora sai cosa provavano le leggendarie creature di ruote munite. Ma ora sai anche che nulla ti potrà più fermare, le vie della città non avranno più segreti per te e d’ora in avanti potrai essere anche tu uno dei tanti eletti a dettare legge sulle strade di Berlino.

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