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Giulia e la sua personale London calling

Scritto da Ivan Lo Giudice on . Postato in Vita da expat

giulia

Giulia, 26enne triestina, dopo la laurea in Italia decide di trasferirsi a Londra per proseguire gli studi. Rimane affascinata dalla capitale britannica e decide di rimanerci, rimboccarsi le maniche e cercare lavoro. Lavora presso un’agenzia che si occupa di catering e spera un giorno di diventare manager. Nel frattempo si gode una delle città più cosmopolite del mondo e non esclude un giorno di tornare in Italia, sempre che le cose migliorino.

Giulia, vivere a Londra è il sogno di molti italiani. Quando hai deciso di trasferirti in Inghilterra?
Il desiderio di viaggiare e di vedere un po’ il mondo c’è sempre stato. Ho approfittato dell’Erasmus quando ero all’università e ho poi fatto altri viaggi personali negli anni.  Londra è stata un po’ una casualità: ho richiesto una borsa di studio per un corso in Europa, stava a me presentare il progetto e indicare la mia meta. Cercavo un corso un po’ specifico, in Sport Management e lo volevo in inglese perché era l’unica lingua che sapevo già senza problemi. E così dopo varie ricerche, sono capitata a Londra.

Eri già stata a Londra prima?
Sì, c’ero già stata tre volte. La prima volta per un lontano capodanno, la seconda un anno dopo in un freddo gennaio e la terza a trovare un amico che si era trasferito da poco e che per altro vive ancora qui. Quest’ultimo viaggio mi ha fatto assaporare la vita di un “locale”, scappando un po’ dalle solite trappole turistiche.

C’è un luogo di Londra alla quale sei particolarmente affezionata?
Sì, ho una passione per alcuni quartieri. Brixton in primis, quartiere che molti ritengono malfamato dove, però, io ho molti ricordi felici tra serate multiculturali e gustose pizze italiane DOC. Amo molto anche Greenwich, il piccolo e tipico mercato è stupendo, per non parlare del parco tra il National Maritime Museum e l’osservatorio di Greenwich, dove passa il meridiano.

È stata dura trovare il primo lavoro?
Trovare un lavoretto per mantenersi durante gli studi non è stato troppo difficile, direi che in un mese, un mese e mezzo ce l’ho fatta. Trovare un lavoro per quello che hai studiato è molto più difficile. E il motivo è molto semplice: la competizione è altissima. E Londra funziona molto con il networking: avere dei contatti ti aiuta molto.

Attualmente che lavoro fai?
Lavoro per un’agenzia, che si occupa di catering ed eventi. È il primo lavoro che ho trovato quando sono arrivata e l’ho poi mantenuto diventando full time. Ho iniziato come cameriera, ho poi avuto più responsabilità durante i vari eventi e il sogno è quello di diventare manager. Nel frattempo sono stata anche presa in ufficio dove dovevo gestire circa 200 persone, occupandomi di organizzare i loro turni di lavoro e offrire assistenza al riguardo. Questo lavoro, oltre ad essere super flessibile mi ha dato la possibilità di lavorare in posti dove non avrei mai immaginato: St. James’ Palace, al Lord’s Cricket Ground, alla St. Paul’s Cathedral, al Museo di Storia Naturale, alla Tate Modern e Britan. Insomma, non ci si annoia.

Torniamo indietro di qualche anno. Che cosa hai studiato in Italia?
Ho studiato Relazioni Pubbliche all’Università degli studi di Udine.

Una volta ottenuta la laurea? Hai ricevuto qualche offerta di lavoro?
No, mentre stavo scrivendo la tesi ho fatto un tirocinio non retribuito per una start-up che però poi non è riuscita a passare alla fase successiva. Dopo la laurea ho quindi cercato lavoro per circa sei mesi senza risultati.

Hai conosciuto molti italiani a Londra?
Sì, anche se quando posso cerco di evitarli. Londra è invasa da italiani che purtroppo fanno gruppo con italiani. Non tutti, chiaramente. Però essendo in una città multiculturale è chiaro che se posso preferisco interagire con persone di diverse nazionalità. Ovviamente anche io ho qualche amico che proviene dalla mia stessa città con cui mi trovo regolarmente, giusto per sentire meno la mancanza di casa.

Cosa ti manca dell’Italia?
A volte tutto. A volte invece mi rendo conto che per alcune cose si sta meglio qui. Mi manca il mare, la mia famiglia e il cibo. Sembra una banalità, ma le verdure non sanno davvero di nulla, nonostante si cerchi sempre di insaporire con spezie varie ed eventuali. Non c’è niente da fare: il cibo non sarà mai buono come quello di casa. Però si resiste, cerco di tornare a casa quando posso e di portare provviste quando torno qui.

C’è stato qualcosa di Londra che ti ha sorpreso da quando ti sei trasferita? Qualcosa di cui nelle tue visite precedenti non ti eri resa conto?
Questo quando sei un turista non lo sai: vivere a Londra è faticoso. È una città in costante movimento dove spesso non hai tempo per fare altro che lavorare. Casa e lavoro e quando hai un giorno libero sei troppo stanco per sfruttarlo. E devi lavorare perché la città costa così tanto che sennò non ce la fai. Ecco, queste sono le cose che quando sei un turista magari immagini ma non sai con certezza.

Il cliché dell’italiano che va a Londra a cercar fortuna ha ancora senso in questi anni di crisi?
No. Cercare fortuna a Londra è abbastanza difficile, a meno che tu non sia altamente qualificato e abbia la fortuna di avere un lavoro altamente retribuito che ti permette poi una vita agiata ed indipendente. Altrimenti sei uno dei tanti che sgomita per arrivare alla fine del mese, dovendo condividere la casa con altra gente o a volte anche la stanza, perché non puoi permetterti diversamente. In molti pensano che avendo la laurea sia facile trovare un lavoro simile alle aspettative a Londra. Certo, succede ma devi davvero essere eccellente. Soprattutto nell’inglese.

Pensi di tornare in Italia prima o poi?
Non nego di rifletterci ogni tanto. Più che altro perché prima o poi si inizia a pensare al futuro, ad una famiglia, alla tua famiglia che è lontana. E ti chiedi se davvero vuoi iniziare a costruire qualcosa lontano da casa. Poi però i giornali li leggi e ti chiedi che lavoro potresti fare in Italia. Mollare tutto per cosa? Se dovessi tornare è perché so di avere delle possibilità e purtroppo per ora non ne ho.

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