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Goodbye Philadelphia

Scritto da Nadia Magnanini on . Postato in Diari, Vita da expat

goodbye

A un anno e mezzo da quando sono arrivata a Philadelphia mi ritrovo a riflettere: è inevitabile che dopo una vita trascorsa nella tua bell’Italia (con qualche interruzione che mi ha portato a studiare e lavorare per brevi periodi all’estero) non ci si fermi a pensare a cosa hai costruito, a cosa e a chi hai lasciato.

E’ inevitabile che, ogni tanto, quel senso di malinconia ti pervada ripensando alle amicizie coltivate con tanta cura e che, per fortuna, resistono anche con un oceano di mezzo. E’ inevitabile che vorresti aver tutti gli affetti a portata di mano, quelli che hanno accompagnato la tua infanzia, quelli che ti hanno vista crescere, quelli che ti hanno sostenuta nei momenti delle decisioni importanti, quelli che, qualunque cosa accada, saranno sempre al tuo fianco.
E’ inevitabile. Come inevitabile è chiedersi cosa hai raggiunto in questo anno e mezzo di vita all’estero. A livello professionale ci si risponde facilmente, in fondo hai scelto di lasciar il tuo Paese consapevolmente e con degli obiettivi precisi. Ma sul piano umano?

Inizi a pensare a quante persone in così poco tempo hai incontrato; in un anno e mezzo le tue conoscenze sono aumentate esponenzialmente rispetto a quando vivevi nella tua città natale. E’ certo esilarante incontrare così tante persone molto diverse da te e da chi sei stato abituato a frequentare nella tua vita italiana.
E tra le tante persone nelle quali ci si imbatte, solo poche ti lasceranno un segno indelebile, solo poche si trasformeranno in solide e sincere amicizie, come in fondo è accaduto nella tua vita italiana. La differenza è che, quando si vive all’estero, la dimensione temporale è distorta rispetto a quella che sei abtuato a vivere nel tuo paese d’origine. In un anno e mezzo scopri e conosci persone con una rapidità che in Italia sarebbe paragonabile ad anni. Vivere fuori casa, lontano dal tuo mondo protetto, fatto di persone fidate, conosciute in anni di frequentazioni, ti porta a metterti in gioco molto di più, ad esporti molto prima, per poter crearti una rete sociale. Una vita sociale intensa, interessante, che ti arrichisce perché entri in contatto con culture e modi di pensare lontani anni luce da te.

Ma alla fine ti affezioni a persone, come te, di passaggio, in una terra che ti ospita per far fortuna ed arrichire il tuo CV. E non appena hai trovato una dimensione più famigliare, non appena ti sei affidato ai tuoi nuovi amici, compagni di quest’avventura americana, è tempo di ricominciare, perché quegli amici devono proseguire il loro percorso professionale altrove.
E, forse, questa è la parte più dura del vivere all’estero: dover salutare un nuovo amico che parte, che sai che ritroverai da qualche parte nel mondo ma non sai quale…

Dedico queste righe agli amici di sempre e a quelli nuovi, in particolare ad un’amica davvero speciale, partita ormai tre settimane fa e che ha reso questo pezzetto di vita americana indimenticabile.

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