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La lingua italiana: quando cultura ed economia si incontrano

Scritto da Ivan Lo Giudice on . Postato in Varie

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L’italiano è la quarta lingua più studiata al mondo dopo inglese, spagnolo e francese. Un bel risultato se consideriamo che l’inglese è in assoluto la lingua franca dei nostri giorni, lo spagnolo è utile per comunicare in tutto il Sud America e il francese gode ancora del suo status di lingua della diplomazia oltre ad essere la lingua ufficiale di ben 220 milioni di persone in tutto il mondo.

Probabilmente molti italiani saranno sorpresi da questo dato, infatti tendiamo spesso a dimenticarci della grande storia e cultura del nostro paese che rappresentano una ricchissima risorsa da valorizzare. L’interesse che l’Italia suscita all’estero è sempre maggiore e le persone che si avvicinano allo studio della nostra lingua lo fanno soprattutto perché appassionati di arte, cinema, letteratura e musica (come già ci raccontava  nella sua intervista Giancarlo, insegnante di italiano a Bogotà).

Il punto che spesso sfugge a molti è che lo studio di una lingua non riguarda solo il campo del sapere e della conoscenza, ma rappresenta un vero e proprio business che alcuni paesi esteri riescono a sfruttare appieno con considerevoli risultati. Le università dei paesi anglofoni da molti anni sono frequentate in massa da studenti stranieri attratti dalla possibilità di studiare all’estero, migliorare l’inglese e al tempo stesso ottenere titoli universitari spendibili in tutto il mondo. Per esempio, nell’anno accademico 2012/13 circa 430.000 studenti stranieri si sono immatricolati in università britanniche. Si stima che, tra tasse di iscrizione e spese destinate agli alloggi, gli studenti provenienti da paesi dell’Unione Europea spendano annualmente 4,4 miliardi di sterline (5,6 miliardi di euro) e i cittadini extracomunitari 3,8 miliardi di sterline (4,8 miliardi di euro). Naturalmente, vivendo per alcuni anni all’estero gli studenti internazionali contribuiscono anche all’economia del territorio (supermercati, mezzi di trasporto, locali, piscine, palestre, ecc.), spese che vengono stimate attorno ai 4,9 miliardi di sterline all’anno (6,2 miliardi di euro). Per non parlare di tutte quelle persone che si recano in Gran Bretagna per soggiorni studio più brevi, ma che senza dubbio contribuiscono a incrementare le cifre appena citate.

Come detto al principio, lo spagnolo è la seconda lingua più studiata al mondo. Il fatto di essere la lingua parlata praticamente in tutta l’America del Sud gioca un ruolo fondamentale per attrarre persone da tutto il mondo. La Spagna sfrutta questa forte domanda accogliendo un gran numero di studenti stranieri (primo paese per borsisti Erasmus in entrata) e si stima che l’industria della lingua spagnola generi introiti annui pari al 15% del PIL nazionale.
Anche il francese è una lingua che affascina molto e continua a riscuotere un gran successo internazionale. La Francia è il quarto paese al mondo per numero di studenti in entrata (7,2% cioè quasi 290.000 persone all’anno) e in questa classifica si piazza subito dopo i paesi anglofoni: Stati Uniti 19%, Gran Bretagna 10,8% e Australia 7,5% (dati Unesco). Da precisare, però, che una gran parte di questo 7,2% proviene da paesi in cui il francese è lingua ufficiale (Marocco, Tunisia, Algeria, ecc.), il che agevola notevolmente il primo impatto con la nuova realtà e il percorso di studi.

Per quel che riguarda l’Italia, secondo i dati forniti dal Ministero degli Affari Esteri gli studenti stranieri spendono ogni anno 700 milioni di euro all’interno del nostro territorio. Questo nonostante solo l’1,9% degli studenti internazionali decida di trasferirsi nel nostro paese. Queste cifre, come si suol dire, parlano da sole e rendono l’idea dell’opportunità rappresentata dall’italiano come lingua straniera. Il 21 e 22 ottobre si terranno a Firenze gli Stati Generali della Lingua Italiana nel Mondo, un’occasione per saperne qualcosa di più e fare il punto su un settore dal grande potenziale di crescita.

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