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Australia: l’Eldorado degli expat italiani

Scritto da Redazione on . Postato in Guide

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Grandi numeri, vastità sconfinate, efficienza, ottimismo, qualità della vita, benessere economico la proiettano ai primissimi posti nella “lista dei desideri” di milioni di persone; dall’altra parte regole, limiti, esclusioni, burocrazia e politiche migratorie la custodiscono come un universo protetto, in cui ad entrare sono in (relativamente) pochi. Troppo facile quindi magnificare l’abbondanza di opportunità, l’alto tenore di vita, gli stipendi inimmaginabili; troppo facile e non del tutto corretto. La realtà come sempre è più complessa.
L’Australia va annoverata tra i paesi più rigidi in fatto di politiche migratorie, e i motivi sono evidenti (l’Asia e la sua immensa manodopera sono proprio fuori dalla porta, ma anche i Paesi occidentali non sono da meno, come dimostrano gli arrivi di questi anni dalla Vecchia Europa). Il mercato del lavoro però tira, è dinamico, vivace, flessibile e meritocratico, ed è sospinto da un’economia che marcia di buon passo. Insomma, ha bisogno di braccia e teste in misura maggiore di quelle che può trovare dentro i confini nazionali, almeno in certi settori.
Le politiche di concessione dei visti di lavoro sono polarizzate sulle due fasce più promettenti per il mercato locale: i giovani e i professionisti specializzati, a cui sono indirizzati specifici programmi di attrazione di forza lavoro dall’estero e precisi “canali d’ingresso” nel mondo del lavoro.
Ecco perché un discorso serio sulla ricerca di lavoro in Australia non può prescindere dal discorso sui visti. In altre parole la domanda non è “quale lavoro?” ma “quale visto?”, a quale tipo di permesso si ha diritto? Da questo dipenderà tutto: il tipo di lavoro che si può ambire a svolgere, il tempo di permanenza sul suolo australiano, le possibilità di costruirsi un futuro oltreoceano.

Tutta questione di visto
Come per altri paesi meta di forte immigrazione è il governo stesso ad indicare le professioni che soffrono maggiore carenza di personale e per le quali è di interesse nazionale importare dall’estero i migliori profili, ai quali si chiede prima di tutto esperienza documentata e ottima conoscenza dell’inglese, oltre ad un’età inferiore a 50 anni. Certo, possedere una di queste specializzazioni (elencate nella Skilled Occupation List, vedi più avanti la scheda Lavoratori “skillati”) non garantisce in automatico il successo, ma di certo le possibilità di guadagnarsi un visto permanente aumentano notevolmente per questa classe di lavoratori, che possono richiedere uno Skilled Independent Visa (Subclass 189) o uno Skilled Sponsored Visa (Subclass 190).
Ai giovani che accettano di trascorrere in Australia un anno visitando il paese e svolgendo lavori temporanei per pagarsi la permanenza è offerta invece l’opportunità – non facile, ma possibile – di ottimizzare l’esperienza approfondendo la conoscenza della lingua e del mercato del lavoro, facendosi conoscere e stringendo relazioni in loco e in ultima analisi cercando un potenziale datore di lavoro che accetti di assumerli a tempo indeterminato, avviandoli verso l’agognato visto permanente. Si tratta delle possibilità offerte dal Working Holiday Visa, il visto per svolgere vacanze-lavoro destinato a giovani sotto i 30 anni.
Nel 2012 sono stati 10mila i WHV richiesti da giovani italiani e ben 65mila i visti concessi a cittadini italiani dal Dipartimento per l’Immigrazione australiano. Sempre i numeri dicono che ad emigrare verso il paese dei canguri sono in media persone dai 24 ai 30 anni.
Ma c’è un’altra categoria di “papabili” lavoratori a cui il paese apre le porte con relativa facilità, e sono gli studenti internazionali che completano il proprio corso di studi in Australia (almeno 2 anni). Per loro è lo “Skilled Overseas Student Visa” che consente appunto a studenti stranieri che terminano studi qualificati di restare in Australia  facendo domanda di emigrazione entro 6 mesi dall’ottenimento del titolo. Anche chi ottiene una qualifica professionale ha ottime possibilità di ottenere un visto di residenza permanente.
Invece, se non si hanno più 30 anni e non si possiede nemmeno una delle specializzazioni di interesse per il mercato del lavoro locale, trovare un lavoro in Australia è molto difficile, anche se il paese non manca certo di posti vacanti.

Consulenti “certificati”
Chi ha un gruzzolo da parte, è determinato a trasferirsi e vuole farlo al meglio può contattare un Migration Agent, ovvero un agente dell’immigrazione, in grado di identificare il tipo di visto più adatto da richiedere e svolgere tutte le pratiche necessarie per inoltrare la domanda. Importante è verificare che l’agente sia iscritto all’agenzia governativa MARA (Migration Agents Registration Authority, www.mara.gov.au), l’unica che autorizza ufficialmente gli agenti allo svolgimento di questo lavoro. Le tariffe dipendono molto dal tipo di servizio che viene richiesto, e comunque possono variare da qualche centinaio a qualche migliaio di euro. Molti agenti offrono ormai un primo assessment (colloquio) gratuito, utile per capire quante possibilità si hanno di ottenere un visto per lavorare in Australia.

Per molti ma non per tutti: Working Holiday Visa
Il visto permette ai cittadini italiani tra i 18 e i 30 anni di restare in Australia per vacanza almeno un anno, lavorando per pagarsi la permanenza.
Chi possiede un WHV può:
– partire per in Australia nei 12 mesi successivi al rilascio del visto;
– rimanere in Australia per 12 mesi dal primo ingresso;
– uscire e rientrare in Australia durante la validità del visto;
– lavorare in Australia per la durata del visto (12 mesi) lavorando al massimo 6 mesi con lo stesso datore di lavoro;
– studiare per un massimo di 4 mesi.
Il visto è rilasciato solo una volta ma, se durante il soggiorno in Australia, si lavora per almeno 3 mesi (88 giorni lavorativi) in impieghi stagionali (per esempio nella raccolta frutta in una farm, ma anche sui pescherecci, nelle miniere o come carpentieri e muratori) in aree regionali, è possibile richiederne l’estensione per altri 12 mesi.
Moltissimi sono i giovani che sfruttano il WHV per cercare uno sponsor in Australia e restare così nel paese anche dopo la scadenza del visto (anche se “il salto” non è affatto facile).

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