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Lavorare all’estero: una scelta necessaria

Scritto da Francesca Capiloni on . Postato in Varie

dubbio

In questo momento storico, dove la crisi economica ha colpito diversi paesi europei, migliaia di giovani italiani hanno ripreso, come le generazioni passate, coraggiosamente la via dell’emigrazione.
Un detto popolare dice che partire, è comunque, sempre un po’ morire, ma di necessità virtù, quindi per molte persone, lasciare il proprio paese, diventare emigrati, sembra essere l’unica soluzione, per una stabilità che oggi in Italia pare proprio non si possa ottenere.

E’ vero che lavorare all’estero è una scelta dettata dalla necessità, ma deve essere presa sempre con cognizione, per evitare spiacevoli disguidi, e trasformare quello che potrebbe essere la realizzazione di un sogno, come il trovare lavoro, in un vero e proprio incubo.
Non si commetta l’errore di pensare che oltrepassando il famoso confine Italico, sia così semplice trovare lavoro, che ovunque aspettino proprio noi! Come, purtroppo, sono convinti molti giovani, che si ritrovano, dopo costose trasferte, a ritornare a casa amareggiati perché si sono imbattuti in un mercato del lavoro più intricato del previsto, con problemi burocratici non presi in considerazione, senza calcolare anche che si è lontani da casa, dalla famiglia, con probabili problemi di lingua e abitudini.
Scegliere di andare a lavorare all’estero è una scelta dettata dalla necessità che porta almeno un giovane su due a espatriare per cercare fortuna in una patria diversa dalla propria.

Le paure e i dubbi sono veramente tanti, ad esempio la prima domanda che ci si pone è: sì, ma dove posso andare a cercare lavoro?
L’indagine Istat sulle migrazioni registra il dato record per il 2013 e le destinazioni privilegiate dai nostri connazionali sono Regno Unito, Germania, Svizzera e Francia.
Però per scegliere la mèta giusta, che vi permetta non solo di trovare lavoro ma anche rifarsi una vita, al netto delle possibilità economiche e delle capacità professionali, si deve valutare con attenzione alcuni parametri dei paesi che si prenderanno in considerazione.

I criteri di scelta mettono, necessariamente al primo posto il Pil pro capite del paese di destinazione, ovviamente più è alto, più il paese è ricco è più il mercato del lavoro è espansivo.
Per capire se il paese continuerà nella sua crescita in positivo, occorrerà prendere in considerazione il rapporto debito – Pil, e l’indice di efficienza del sistema economico, che ci permetterà di avere una valutazione globale sulle vere è proprie opportunità di business, e per ultimo ma non ultimo criterio, valutare sempre l’apertura che i cittadini, del luogo prescelto, hanno nei confronti degli stranieri.
Ad esempio molto appetibile è l’Australia per l’alta accettazione nei confronti degli immigrati, la libertà economica e il basso debito pubblico.
La Svezia, ideale modello socialdemocratico nordeuropeo, con alto Pil pro capite
In Medio Oriente, con il Kuwait, in Asia con Singapore, gli Stati Uniti, e l’Olanda, si possono prendere in considerazione.

Occorre quindi ponderare bene la meta da percorrere e orizzontarsi sulle opportunità che il mercato mondiale ci offre, con le relative difficoltà.
Dobbiamo fare, una valutazione, onesta, sul proprio bagaglio culturale, di quali competenze si è in possesso e la conoscenza delle lingue, in particolar modo quella inglese ormai diventata la più conosciuta al mondo, e che inizialmente potrà aiutarci a farci comprendere, fino a quando non si avrà la padronanza della lingua del posto.
Ci si dovrà affidare a motori di ricerca appropriati che permetteranno di trovare i siti che contengono offerte di lavoro variegate e confacenti alle nostre competenze, questo permetterà di iniziare il nuovo cammino della nostra vita con i migliori presupposti.

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